L’europarlamentare Giorgio Gori e i consiglieri regionali bergamaschi del Partito Democratico Davide Casati e Jacopo Scandella hanno visitato questa mattina la Casa circondariale di Bergamo nell’ambito della campagna promossa dal PD Lombardia dedicata alla situazione delle carceri. Al termine del sopralluogo, i tre esponenti dem hanno tracciato un quadro definito «di forte disagio», evidenziando criticità che riguardano sia i detenuti sia il personale penitenziario.
Sovraffollamento oltre il 180%
Il dato più allarmante riguarda il sovraffollamento. Attualmente la struttura ospita 580 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 320 posti, con un tasso di affollamento pari al 180%. Una situazione che, secondo Gori, Casati e Scandella, rende sempre più difficile garantire condizioni di sicurezza, dignità e percorsi di recupero.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la composizione della popolazione detenuta. Pur essendo una casa circondariale, l’istituto ospita circa 400 persone che stanno scontando una condanna definitiva, assumendo di fatto caratteristiche più vicine a una casa di reclusione. Una trasformazione che richiederebbe un’organizzazione diversa, maggiori attività trattamentali e risorse adeguate, ma che continua a essere affrontata con strutture e organici ritenuti insufficienti.
Carenza di personale e detenuti con dipendenze
Secondo gli esponenti del Partito Democratico, anche il personale della Polizia penitenziaria risente di questa evoluzione. La gestione di una popolazione detenuta composta in larga parte da condannati definitivi comporta infatti un carico di lavoro e un livello di complessità superiori rispetto a quelli previsti per una casa circondariale.
Un’altra criticità riguarda l’elevata presenza di detenuti con dipendenze da sostanze: sono quasi 300 su 580, spesso con disturbi psichiatrici associati. Una situazione che richiederebbe un maggiore supporto sanitario e socioeducativo e che aumenta ulteriormente la pressione sul personale in servizio.
Immigrazione e percorsi di reinserimento
La delegazione dem ha inoltre richiamato l’attenzione sull’elevata percentuale di detenuti stranieri privi di permesso di soggiorno, definendola «la dimostrazione del fallimento dell’attuale gestione dell’immigrazione».
«Da un lato non si riesce a rendere effettive le espulsioni di chi non ha titolo per rimanere nel nostro Paese; dall’altro si impedisce a queste persone di costruire un percorso di regolarizzazione e integrazione» hanno affermato Gori, Casati e Scandella. Secondo gli esponenti del PD, l’assenza di documenti, di un domicilio e di un lavoro impedisce a molti detenuti di accedere alle misure alternative alla detenzione, alimentando il rischio di recidiva.
Meno attività rieducative e l’appello alle istituzioni
Rispetto alle visite degli anni precedenti, i consiglieri regionali e l’europarlamentare hanno evidenziato anche una riduzione delle attività educative, formative e laboratoriali, considerate fondamentali per il percorso rieducativo previsto dalla Costituzione.
Pur riconoscendo il lavoro svolto dall’associazione Carcere e Territorio e dalle realtà del Terzo settore, i tre esponenti dem ritengono necessario valorizzarne maggiormente il contributo per favorire l’apertura del carcere verso l’esterno e offrire concrete opportunità di formazione e reinserimento.
Per il Partito Democratico le priorità sono chiare: aumentare gli organici della Polizia penitenziaria e rafforzare la presenza di educatori, psicologi, psichiatri e operatori sociali. «Solo investendo sulle persone, dentro e fuori il carcere, è possibile ridurre la recidiva, migliorare la sicurezza e restituire alla pena la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione», concludono Gori, Casati e Scandella.