Bergamo (BG)

La Lega bergamasca è sempre più scontenta di Salvini e lancia il grido: «Zaia subito!»

Il direttivo provinciale del Carroccio, riunito a Gazzaniga, sposa la linea federalista e autonomista dell’ex governatore del Veneto

La Lega bergamasca è sempre più scontenta di Salvini e lancia il grido: «Zaia subito!»

O si (ri)fa il Nord o si muore. È questa, in estrema sintesi, l’indicazione uscita dal direttivo provinciale della Lega che si è tenuto a Gazzaniga nella serata di venerdì 19 giugno. L’assise, aperta anche agli iscritti e presieduta dal segretario provinciale Fabrizio Sala, è durata oltre due ore.

L’obiettivo, analizzare il recente voto amministrativo in Bergamasca. Ma le fibrillazioni, anzi gli scossoni esterni e interni ai lumbard, hanno fatto slittare il tavolo su temi nazionali. Lo scontento nei confronti del segretario Matteo Salvini e della sua linea improntata a una Lega che vada dalle Alpi alla Sicilia è allargato. In molti, chi più chi meno, hanno espresso il desiderio e la necessità che Salvini faccia un passo di lato. Perché la sua leadership sarebbe ormai logora e non più spendibile per rilanciare il partito, dicono fonti interne. Minoritaria invece la quota di chi sostiene che non sia opportuno rivoluzionare il Carroccio a un anno dalle elezioni politiche e poco più dalle Regionali.

Certo è che si fa già un gran parlare del suo successore. Potrebbe essere Luca Zaia, ex governatore del Veneto. Oppure il collega del Friuli Massimiliano Fedriga. O ancora, il segretario regionale lombardo Massimiliano Romeo. La verità è che prima dei nomi servono le idee. E almeno in Bergamasca paiono chiare. C’è una questione politica grande come una casa, innanzitutto, da risolvere. Ovvero verso quale partito andare. Quello a vocazione e trazione regionale, che porti avanti le istanze del Nord? Oppure quello salviniano?

I bergamaschi del Carroccio hanno pochi dubbi. Vogliono un ritorno alla “vera Lega”. Quella nordista incarnata da Zaia. L’ex governatore ha proposto un modello federato. Come la Cdu-Csu tedesca. Salvini gli ha detto “no”. Primo perché quel modello non sarebbe compatibile con l’attuale legge elettorale. Secondo, perché il Capitano non vuole un partito nel partito. E il motivo è presto detto. Con il Carroccio al 5-6 per cento, alle prossime elezioni il numero di parlamentari sarà limitato. E l’idea di dividerlo con qualcun altro mette a rischio la sua sfera d’influenza.

Non va infatti dimenticato che Salvini finora è sopravvissuto grazie alla sua forza parlamentare. È stato lui a scegliere gli attuali deputati e senatori. È stato lui a scegliere i consiglieri regionali. È stato lui a nominare gli alti papaveri del partito. Creando una compagine di fedelissimi che gli deve la ragione di esistere. E dunque non ha alcuna intenzione di privarsene o indebolirla, pena l’oblio.

Certo è che il ritorno al partito del Nord è un’idea suggestiva per la militanza leghista, specie per quella Bergamasca. Da tempo (…)

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