Bergamo (BG)

La denuncia della Cgil di Bergamo: ai rider di Glovo arrivano conguagli irrisori, scoppia il caso

Secondo il sindacato, gli algoritmi continuano a penalizzare i lavoratori. Da noi coinvolti circa 100 persone: «Realtà diversa dalle promesse»

La denuncia della Cgil di Bergamo: ai rider di Glovo arrivano conguagli irrisori, scoppia il caso

Promettevano aumenti significativi, ma nelle tasche dei rider sono arrivati importi di pochi euro, e in alcuni casi addirittura pochi centesimi. Questa la denuncia di Nidil Cgil, che punta il dito contro Glovo dopo i primi conguagli riconosciuti ai ciclofattorini in seguito agli impegni assunti dalla piattaforma per uscire dal controllo giudiziario disposto dalla Procura di Milano. A Bergamo la situazione riguarda circa un centinaio di lavoratori.

Conguagli minimi dopo quattro mesi di lavoro

Secondo l’analisi condotta da Nidil Cgil a livello nazionale, la maggior parte dei rider ha ricevuto un’integrazione una tantum inferiore ai 10 euro complessivi per i primi quattro mesi di attività successivi all’introduzione del nuovo piano retributivo.

Una fattura di un rider a Glovo diffusa dalla Cgil

Anche i dati raccolti a nel capoluogo orobico confermerebbero il quadro: «Abbiamo analizzato le fatture dei lavoratori del territorio e in diversi casi i conguagli si riducono letteralmente a pochi centesimi di euro per quattro mesi di consegne», ha spiegato Ayman Bourrai di Nidil Cgil Bergamo.

Le promesse e la realtà

Il piano presentato da Foodinho, società che gestisce Glovo in Italia, prevedeva aumenti retroattivi dal 9 febbraio di quest’anno, con compensi fino a 200 euro mensili, una paga minima di 3 euro lordi a consegna e una tariffa oraria di 14 euro lordi.

«Quello che stiamo riscontrando è molto diverso da quanto annunciato – ha proseguito Bourrai -. Le modifiche presentate per rispondere alle contestazioni della magistratura non hanno prodotto un cambiamento sostanziale nelle condizioni economiche dei lavoratori».

Il nodo dell’algoritmo

Secondo il sindacato, il problema risiede nei criteri con cui la piattaforma calcola i compensi. La soglia minima di 3 euro per consegna viene applicata senza considerare adeguatamente le distanze percorse, mentre l’algoritmo che assegna gli ordini finirebbe per ridurre l’effetto degli aumenti.

Anche la tariffa oraria di 14 euro, sottolinea Nidil Cgil, non verrebbe calcolata sulle ore effettivamente lavorate o di disponibilità, ma su un cosiddetto “tempo effettivo calmierato”.

Continuando il discorso Bourrai ha affermato che esiste un tetto massimo statistico fissato dall’azienda: «Tempi di attesa davanti ai locali, traffico o difficoltà nel raggiungere i destinatari non vengono conteggiati oltre una determinata soglia. Così il tempo di lavoro viene ridotto artificialmente e il rischio d’impresa continua a ricadere interamente sui rider».

La richiesta di maggiori tutele

La vicenda si inserisce nella più ampia mobilitazione del settore del food delivery. Lo scorso 26 giugno Nidil Cgil ha infatti abbandonato il tavolo di confronto con Confcommercio e AssoDelivery, denunciando l’assenza di risposte concrete su compensi, contratti e sicurezza sul lavoro, in particolare durante i periodi di caldo estremo.

Concludendo Bourrai è intervenuto dicendo che questa situazione dimostra che gli interventi interni alle piattaforme non sono sufficienti a garantire condizioni di lavoro dignitose: «Chi svolge questa attività in modo continuativo deve essere riconosciuto come lavoratore subordinato, con tutte le tutele salariali, previdenziali e contrattuali previste. Non è più accettabile che l’algoritmo venga utilizzato per comprimere i salari».