La famiglia Rocca, che controlla il gruppo Tenaris, si conferma al secondo posto tra le dinastie più ricche d’Italia. È quanto emerge dall’indagine annuale di Milano Finanza, che prende in esame il valore delle partecipazioni detenute da persone fisiche e famiglie in società quotate a Piazza Affari o sui principali mercati azionari esteri.
Secondo i dati riferiti al 2026, il patrimonio complessivo della dinastia italo-argentina supera i 15,2 miliardi di euro. Il valore è aumentato del 53,96% rispetto alla rilevazione precedente, con una crescita di circa 5,3 miliardi. Anche nella classifica relativa al 2025 la famiglia occupava il secondo posto, ma con una consistenza patrimoniale inferiore ai 10 miliardi di euro.
Il gruppo Techint e le attività industriali
La famiglia Rocca è legata al gruppo fondato da Agostino Rocca, che nel 1945 creò Techint a Milano, prima dello spostamento del principale baricentro operativo in Argentina. Il perimetro del gruppo comprende Tenaris, attiva nella produzione di tubi senza saldatura per il settore energetico, Ternium, Tecpetrol, Tenova e il polo sanitario Humanitas. Nel complesso, le attività fanno capo a un’organizzazione con circa 78.000 dipendenti.
Gianfelice Rocca, nato nel 1948, è presidente di Techint e Humanitas. Il fratello Paolo, nato nel 1952, presiede invece Tenaris e Ternium ed è stato amministratore delegato del gruppo fino al 2026. La crescita del valore attribuito alla famiglia è legata all’andamento delle partecipazioni considerate dall’indagine, che include quote societarie presenti sui mercati azionari.
Le altre famiglie nella graduatoria
Al primo posto della graduatoria restano gli eredi di Leonardo Del Vecchio, con un patrimonio superiore ai 45 miliardi di euro. In terza posizione figura Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore ed editore, con 12,5 miliardi. Seguono la famiglia Crippa, associata a Technoprobe, con 10,4 miliardi, la famiglia Prada-Bertelli, gli Agnelli e i Benetton. Nella top ten rientrano anche gli eredi Berlusconi.
Una graduatoria distinta riguarda Comuni, enti territoriali e fondazioni con partecipazioni in società quotate. In questo caso al primo posto figura Roma Capitale, con una quota in Acea valutata 2,33 miliardi di euro. Milano e Brescia sono appaiate al secondo posto grazie alle partecipazioni in A2A, del valore di 1,82 miliardi ciascuna. La Regione Lombardia è al 16° posto, mentre il Comune di Bergamo non compare nell’elenco.