Bellagio, un nuovo libro descrive la storia e la bellezza del monte San Primo. L’autrice è Nunzia Rondanini, membro del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.
L’autrice è Nunzia Rondanini
Un nuovo libro descrive la storia e la bellezza del monte San Primo, la montagna più alta del Triangolo Lariano, ma parla anche del contestato progetto che prevede il ripristino dello sci a bassa quota nella località San Primo di Bellagio. Il libro si intitola “San Primo – una montagna straordinaria, un progetto da riconsiderare” e l’autrice è l’architetto Nunzia Rondanini, membro attivo del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”.
Attacco al progetto di riportare lo sci
Nel libro l’autrice riporta la sua esperienza personale, avendo frequentato fin da bambina la stessa località San Primo. La zona è nota fin dalla metà del secolo scorso come località sciistica, poi progressivamente caduta in abbandono, soprattutto a causa della crisi climatica che, dall’inizio degli anni 2000, ha determinato una sicura diminuzione dell’innevamento naturale sul San Primo, fino a giungere alla definitiva chiusura dei vecchi impianti sciistici, oggi in stato di totale abbandono. Nella seconda parte il libro racconta del nuovo progetto, ipotizzato a partire dal 2022, che prevede di riportare lo sci e l’innevamento artificiale sul San Primo. Progetto che è fortemente contrastato dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, formato da 39 associazioni e che ha raccolto oltre 4 mila firme contro il progetto stesso.
Di cosa parla il libro e l’azione del Coordinamento
Il monte San Primo è la cima più alta del Triangolo Lariano. Il monte e l’area a esso circostante costituiscono un ambiente di unica bellezza molto caro agli amanti della natura e dei paesaggi prealpini. Nel libro l’autrice evoca vivacemente il mondo del San Primo, dai primi riferimenti storici agli anni del dopoguerra, fino ai tempi recenti. Il libro descrive poi il contestato progetto, promosso dalla Comunità Montana Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio, inteso a “promuovere lo sviluppo” dell’area.
“Questo progetto include interventi altamente invasivi per l’ambiente montano, che altererebbero profondamente la natura dei luoghi. Il piano prevede di realizzare tre piste sciistiche con relativi impianti di innevamento, che non solo danneggerebbero l’ambiente, ma, date le condizioni climatiche, non avrebbero alcuna sostenibilità economica a 1200 metri di altitudine”, sottolineano dal Coordinamento.
Rondanini riassume poi proposte alternative per il monte San Primo e del suo borgo che siano rispettose dell’ambiente ed economicamente viabili, ottimizzando il suo potenziale come luogo di rifugio naturale e di godimento escursionistico. Proposte alternative che riflettono l’impegno del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che dopo aver raccolto più di 4 mila firme certificate, ha recentemente presentato le proprie istanze alle Commissioni Territorio e Ambiente della Regione Lombardia.