Uno scalino può impedire a chi si muove in carrozzina, o anche soltanto con le stampelle, di salire autonomamente su un convoglio. Accade in 15 stazioni lecchesi su 28, dove il piano della banchina non è allineato con la porta del treno. Il dato è emerso dalla ricerca presentata a Milano, a Palazzo Pirelli, dal consigliere regionale del Pd Gian Mario Fragomeli, sulla base delle informazioni raccolte dalla direzione Trasporti di Regione Lombardia.
Dislivelli e accesso ai binari
Il quadro provinciale è sostanzialmente in linea con quello lombardo. Il 35% delle stazioni gestite da Rfi in Lombardia non garantisce, attraverso ascensori e servoscala, l’accesso a tutti i binari. Se si considera invece la possibilità di entrare direttamente in carrozza, la percentuale delle strutture con banchine non allineate al treno arriva al 65% a livello regionale.
Nel Lecchese la situazione è leggermente migliore, ma resta comunque critica: il dislivello interessa il 54% delle stazioni. Fragomeli ha sottolineato che, considerando l’accesso autonomo senza differenze di quota tra marciapiede e convoglio, nel 65% delle stazioni lombarde la salita risulta impossibile persino dal primo binario. Il problema riguarda quindi non soltanto la disponibilità di ascensori, ma anche la conformazione delle banchine e il collegamento effettivo con i mezzi ferroviari.
Il caso di Calolziocorte
Tra gli esempi citati dal consigliere c’è la stazione di Calolziocorte, nodo tra le linee Lecco-Milano e Lecco-Bergamo. Secondo Fragomeli, nella struttura non è garantito l’accesso alle persone con disabilità a tutti e quattro i binari e, di conseguenza, nemmeno a tutti i convogli. Lo scalo era già stato interessato durante l’estate dai lavori sulla linea Lecco-Bergamo, con la sostituzione dei treni con autobus.
Nel territorio lecchese il tema dell’accessibilità ferroviaria e del trasporto pubblico era già emerso in altre occasioni. In passato avevano suscitato discussioni i guasti agli ascensori della stazione di Lecco e il caso di una donna non vedente rimasta a terra durante un servizio sostitutivo con autobus.
I dati sono stati illustrati durante una conferenza stampa nella quale il Pd, con il capogruppo Pierfrancesco Majorino e il consigliere Simone Negri, ha annunciato una battaglia in Consiglio regionale sull’aggiornamento del Programma regionale della mobilità e dei trasporti, il Prmt. Il documento, adottato dalla giunta Fontana il 22 settembre 2025 e approvato a maggioranza dalla commissione Territorio, infrastrutture e mobilità il 24 settembre 2026, è ora atteso al voto dell’Aula. Il piano guarda al 2032, con una tappa intermedia fissata al 2027.
Nel testo trasmesso al Consiglio regionale l’accessibilità è richiamata in due passaggi. Gli interventi sugli standard delle stazioni dovranno tenere conto delle esigenze del più ampio spettro di utenti, dando priorità alla completa fruibilità delle fermate da parte di persone con disabilità o a ridotta mobilità. Tra gli indicatori di monitoraggio è inoltre prevista una misurazione dell’accesso a stazioni e fermate attraverso rampe, ascensori, marciapiedi rialzati e percorsi per ipovedenti.
Il documento indica però soltanto un obiettivo di aumento dell’accessibilità, senza fissare valori numerici. Tra le azioni previste non compare un intervento specifico per l’abbattimento delle barriere, con tempi e risorse definite. La Regione ha spiegato che l’accessibilità del trasporto pubblico sarà affrontata nella fase attuativa di interventi e servizi, ricordando che il Prmt è uno strumento di pianificazione strategica e non assegna direttamente finanziamenti.
Il Pd intende portare in Aula anche il tema della sicurezza, considerato un fattore che può limitare la scelta del trasporto ferroviario. La discussione dovrà stabilire se i principi sull’inclusione contenuti nel piano si tradurranno in impegni concreti per le stazioni lombarde, a partire da realtà come Calolziocorte.