Internazionale

Tre anni dopo il 7 ottobre, le parole di Grossman restano attuali

Vittime e memoria si intrecciano all’invito del patriarca Pizzaballa a ricostruire relazioni e umanità.

A tre anni dall’attacco del 7 ottobre 2023, le riflessioni di David Grossman sulla guerra, sulla memoria e sulla pace tornano al centro del dibattito. In quell’occasione, definita da Hamas Operazione Alluvione Al-Aqsa, furono uccisi circa 1.200 israeliani e 251 persone vennero prese in ostaggio nei pressi del kibbutz di Re’im. La ricorrenza ha riportato l’attenzione anche sulle parole pronunciate dallo scrittore in un’intervista realizzata a Bergamo nel 2009.

Grossman ha vissuto direttamente il dolore della perdita del figlio Uri, morto il 12 agosto 2006, alla vigilia dei suoi 21 anni, nell’ultimo giorno della Seconda guerra del Libano. Quel lutto è stato raccontato in diversi libri, tra cui A un cerbiatto somiglia il mio amore, e nel discorso pronunciato il 17 agosto dello stesso anno, a nome della famiglia. Nonostante la tragedia personale, l’intellettuale israeliano ha continuato a sostenere la necessità di difendere il proprio Paese senza rinunciare alla ricerca di una soluzione di pace.

L’incontro a Bergamo

L’intervista si svolse a Bergamo il 27 gennaio 2009, durante una visita organizzata su invito dell’allora presidente della Provincia Valerio Bettoni e del regista e produttore cinematografico israeliano Castel Gadi. In serata, al teatro Donizetti, Grossman partecipò a un dibattito dedicato alla Giornata della Shoah insieme a Bettoni, al sindaco Roberto Bruni e al rettore dell’Università Alberto Castoldi.

Durante l’incontro, il ricordo del figlio Uri suscitò nello scrittore una forte commozione. Grossman sostenne però che anche nei momenti più dolorosi fosse necessario difendere la propria anima dalla tentazione della forza, dal cinismo e dal disprezzo degli altri. Il suo messaggio univa la difesa della patria alla responsabilità di preservare l’umanità, evitando letture semplicistiche del conflitto.

Il parallelo con Eisenkot

Il confronto con il presente riguarda anche Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore delle forze di difesa israeliane. Il generale ha perso a Gaza il figlio Gal, morto nel dicembre 2023 durante le prime offensive israeliane seguite all’attacco del 7 ottobre, e due nipoti. Per alcuni mesi ha fatto parte del ristretto Consiglio di guerra, tentando di svolgere un ruolo di moderazione all’interno del governo Netanyahu.

Eisenkot ha poi lasciato l’organismo anche criticando la gestione della crisi degli ostaggi e l’incapacità di trasformare i risultati militari in progressi diplomatici. Tornato alla politica, è indicato come uno dei candidati più accreditati alle elezioni del 27 ottobre 2026 alla guida dello schieramento Yashar, Diritto. Tra i suoi obiettivi c’è l’intenzione di onorare la memoria del figlio e delle vittime del conflitto.

Nel frattempo, la guerra prosegue. Secondo le stime riportate, in tre anni sarebbero stati uccisi circa 75 mila palestinesi, mentre 363 chilometri quadrati della Striscia di Gaza sarebbero stati ridotti in macerie. Il patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha definito gli eventi del 2023 uno spartiacque per Israele e per i palestinesi, sottolineando la necessità di ricostruire non solo le infrastrutture, ma anche le relazioni e l’umanità.