Con l’avvio della stagione venatoria in Italia, l’Ente nazionale protezione animali interviene con una dura presa di posizione. In una nota diffusa da Grosseto, l’associazione definisce l’apertura dell’attività di caccia un fallimento generale e contesta le scelte della maggioranza di governo sul tema.
Nel mirino dell’Enpa c’è soprattutto il testo sulla cosiddetta caccia selvaggia, attualmente all’esame della Camera dei deputati. Secondo l’associazione, il provvedimento punta a rilanciare la figura del cacciatore come tutore della biodiversità, una rappresentazione che, a suo giudizio, non sarebbe sostenuta dal consenso dell’opinione pubblica e in particolare dalle fasce più giovani.
I dati sul consenso
A sostegno della propria posizione, l’Enpa cita un sondaggio Ipsos Doxa realizzato per la Fondazione Capellino. Secondo i risultati richiamati nella nota, soltanto 3 italiani su 100 vorrebbero incentivare l’attività venatoria, mentre tre persone su quattro chiederebbero l’abolizione, una forte riduzione o una limitazione della caccia ai soli casi di emergenza.
L’associazione richiama anche il computo dei tesserini regionali curato dalla Lega per l’Abolizione della Caccia. I dati indicati stimano in meno di 430mila il numero dei cacciatori, pari allo 0,8% della popolazione. L’Enpa descrive questa componente come una minoranza sempre più anziana e sostiene che venga principalmente sostenuta dai produttori di armi.
Le contestazioni sul provvedimento
Un’altra critica riguarda la decisione di non accogliere gli appelli a sospendere la caccia nei mesi di settembre e ottobre, dopo un periodo caratterizzato, secondo l’associazione, da caldo estremo, siccità e incendi. L’Enpa ritiene che queste condizioni avrebbero dovuto indurre a una pausa dell’attività venatoria.
La nota denuncia inoltre presunte forzature nell’iter legislativo. Tra gli elementi contestati figurano il possibile ricorso alla tagliola per superare l’esame di oltre un milione di emendamenti presentati alla Camera e l’inserimento delle norme nel decreto terremoti, scelta che l’associazione considera elusiva dei principi costituzionali.
Nella conclusione del documento, l’Enpa definisce la caccia una questione morale e sostiene che l’attività si fondi sulla sopraffazione degli animali selvatici. La posizione dell’associazione si inserisce nel confronto politico e istituzionale sull’eventuale riforma della disciplina venatoria, mentre il testo contestato prosegue il proprio esame parlamentare.