Nazionale

Social e ragazzi, il divario digitale degli adulti

Le piattaforme amplificano rabbia, appartenenza e disinformazione; genitori e istituzioni faticano a comprenderne rischi e meccanismi.

Le manifestazioni organizzate attraverso smartphone e piattaforme digitali hanno riacceso il dibattito sul ruolo dei social network nella mobilitazione dei più giovani. Quando migliaia di persone si danno appuntamento online e alcune iniziative degenerano in tensioni o violenze, il confronto pubblico si riempie rapidamente di analisi, accuse e ricette per affrontare il fenomeno. Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto il comportamento degli adolescenti, ma anche la difficoltà degli adulti a comprendere strumenti che utilizzano ogni giorno.

La capacità di raggiungere una piazza in poche ore rappresenta uno degli aspetti più evidenti della comunicazione sulle piattaforme. Non servono più sedi, volantini o telefonate: un contenuto, un messaggio o una storia possono circolare rapidamente e informare centinaia, talvolta migliaia di persone su dove andare, quando presentarsi e perché partecipare. Questa velocità affascina i più giovani e preoccupa chi ne coglie la portata soltanto dopo che gli eventi si sono verificati.

Il paradosso degli adulti

Il paradosso riguarda però anche gli adulti. C’è chi pubblica online numerosi dettagli della propria vita e poi si preoccupa della privacy dei figli, chi critica la pericolosità dei social continuando ad aggiornare il proprio profilo e chi condivide informazioni senza verificarle, salvo poi lamentare la diffusione della disinformazione. Il problema, quindi, non può essere ridotto alla domanda se questi strumenti siano buoni o cattivi. La questione centrale è la conoscenza del loro funzionamento e delle conseguenze del loro utilizzo.

Molti adolescenti sanno usare con grande abilità le funzioni di una piattaforma, ma possono sottovalutare i rischi e gli effetti delle proprie azioni. Gli adulti, al contrario, spesso ignorano i meccanismi di base pur ritenendo di aver compreso il fenomeno. È la differenza tra saper guidare un’automobile e conoscere le regole della strada: senza una preparazione adeguata, il richiamo al controllo rischia di rimanere una risposta soltanto apparente.

Conoscere prima di controllare

Educare a un uso consapevole della rete non significa limitarsi a ordinare di spegnere il telefono. Allo stesso modo, non è possibile spiegare il funzionamento di un algoritmo se lo si considera un elemento misterioso e incomprensibile. Genitori, istituzioni e commentatori sono chiamati a confrontarsi con strumenti in continua evoluzione, mentre i tempi della risposta pubblica restano spesso più lenti rispetto alla rapidità con cui nascono e si diffondono i fenomeni online.

I social non producono necessariamente dal nulla disagio, rabbia, desiderio di appartenenza o ricerca di visibilità, ma possono amplificarli a una velocità mai sperimentata in precedenza. Sono dunque acceleratori di dinamiche già presenti nella società. Per questo, secondo l’analisi proposta, la tutela dei giovani dovrebbe partire dalla conoscenza e non dalla demonizzazione della tecnologia. Nessuno possiede ancora tutte le risposte, ma l’approccio più prudente consiste nel comprendere davvero gli strumenti prima di pretendere di governarli.