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Servono cure urgenti per la sanità pubblica di questo Paese

Il XXI rapporto del Crea evidenzia come siano aumentate le spese nel settore privato.

Servono cure urgenti per la sanità pubblica di questo Paese

Il Servizio Sanitario Nazionale è sempre più zoppicante. A rilevarlo è l’ultimo rapporto del centro per la ricerca economica applicata in sanità, arrivato all’edizione numero 21 e realizzato dall’Università di Roma Tor Vergata.

«Le analisi elaborate – così spiegano gli esperti – dicono che i risultati del Servizio Sanitario Nazionale in termini di perseguimento dell’Equità e dell’Efficienza sono lontani da quanto atteso; di fatto la sostenibilità del sistema è stata resa possibile da uno strisciante razionamento implicito delle tutele, che ha ulteriormente sfavorito la popolazione meno abbiente e meno istruita. L’attuale assetto del SSN, senza un cambio di paradigma, non sarà in grado di rispondere ai bisogni in evoluzione della popolazione, guidata dalla demografia, ma anche dalle modifiche nelle strutture sociali».

Le performance del Nordovest del SSN

Le disparità regionali rimangono molto evidenti: mettendo su 100 il livello massimo raggiungibile, la performance migliore si ferma al 55%, e un terzo delle regioni italiane non supera il 40%. Le regioni del Nordovest si attestano su un livello medio, con indici abbastanza omogenei tra il 48% e il 42%, assieme alla Provincia Autonoma di Bolzano, all’Emilia Romagna e alla Toscana. Le performance sono individuate con un approccio multidisciplinare e multiprospettico che riconosce come la tutela della salute dipenda non solo dall’assistenza sanitaria in sé, ma anche da fattori sociali, ambientali e organizzativi. Da questo si parte per individuare un indice unico che permette di confrontare i comparti territoriali, con la tara di tutte le differenze del caso.

I territori del Nordovest potenzialmente “resilienti”

«A proposito di risorse e quindi sostenibilità – precisano nel rapporto gli studiosi – il panel ha identificato nove Regioni (Piemonte, Lombardia, P.A. di Trento, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Abruzzo) considerabili potenzialmente “resilienti”. Tra queste, Emilia Romagna, Toscana e Abruzzo, hanno anche registrato un miglioramento nel medio periodo degli indicatori selezionati. In conclusione, si confermano livelli di performance ancora distanti dai valori ottimali, anche se in miglioramento; si conferma anche la distanza (e le posizioni relative) fra le Regioni, sebbene si assista ad un trend di riduzione dei gap. Le risorse sembrano essere un vincolo che impatta significativamente sulla possibilità di migliorare le performance, e meno della metà delle Regioni supera il check effettuato per misurare la loro resilienza in termini di sostenibilità di medio periodo. In ogni caso le analisi condotte dimostrano che le performance misurate sono significativamente (e positivamente) correlate con la customer satisfaction dei cittadini; molto meno con la qualità di vita percepita, che evidentemente è condizionata da fattori che esulano le scelte regionali».

Aumenta la spesa privata

Il totale della spesa privata ha raggiunto quota 43,3 miliardi di euro, e nel 2023 il 70,9% delle famiglie italiane ha effettuato spese sanitarie private. La spesa per il pubblico, invece, secondo i calcoli dell’ultima edizione del rapporto risulta inferiore del “possibile” di circa il 10%. Il rapporto ha evidenziato come la percentuale di spesa nella sanità privata delle famiglie meno abbienti sia il triplo dell’aumento della spesa per la sanità privata dei nuclei familiari che non hanno problemi economici. Applicando anche il dato dell’istruzione emerge un aspetto ancora più preoccupante: il 28,7% del totale delle famiglie che hanno speso di più nella sanità privata è composto da famiglie delle fasce demografiche meno istruite.

La distribuzione geografica

Anche dal punto di vista territoriale i dati più recenti della ricerca hanno evidenziato delle modifiche preoccupanti: se storicamente l’area geografica che più spendeva nelle privato era coincidente con i redditi più elevati del Paese, ossia l’area del Nordest, ora il picco delle famiglie maggior spendenti si è spostato nel Mezzogiorno e nel Centro:

«il dato del Mezzogiorno, in particolare, suggerisce come la spesa privata non sia correlata solo a maggiori disponibilità economiche, quanto a carenze del Servizio Pubblico». «La primaria ragione di spesa sono i farmaci, che vengono acquistati dal 72,6% delle famiglie; quindi, le visite specialiste preventive extra-percorso di cura (per il 30,5% delle famiglie); segue l’acquisto di prestazioni specialistiche relative al percorso di cura e riabilitazione, effettuato dal 18,2% delle famiglie».

L’analisi dei bisogni

Dalla nascita del SSN a oggi sono cambiate molte cose, ed è necessario che si prenda atto di queste modifiche. Oggi infatti ci sono quasi 5 milioni di over 75 in più, e ogni anno si registrano 27.000 morti annui in più, e 140.000 nascite in meno; sebbene la disabilità non sia aumentata, si registrano 1,5 milioni di multicronici in più, e solo negli ultimi 10 anni i non autosufficienti sono aumentati del 10%.

«Alla evoluzione demografica – precisano dal Crea – va aggiunta quella sociale: in 20 anni sono cresciute del 5% le famiglie monopersonali (quelle di over 65 sono arrivate al 16,9%); cresce anche la scolarizzazione, con una crescita di quasi il 5% dei laureati. L’analisi dei bisogni deve quindi considerare insieme fattori demografici e sociali, prendendo atto di (almeno) due grandi cambiamenti: la crescita dei bisogni “ibridi”, ovvero insieme sanitari e sociali; e un progressivo disallineamento fra bisogni e aspettative della popolazione. In un contesto in cui il peso degli interventi di risposta alle acuzie diminuisce rispetto a quello di presa in carico della cronicità, perdono di importanza i bisogni strettamente clinici e aumentano quelli “ibridi”; e la presa in carico della cronicità presenta necessità meno standardizzabili, generando nuove aspettative».