Lombardia

Sandro Mazzola, il legame con Bergamo e gli ultimi ricordi

Dal collegio di Celana alla lunga esperienza monzese, il percorso umano e sportivo dell’ex calciatore dell’Inter scomparso a 83 anni.

Sandro Mazzola è morto nella notte a 83 anni, lasciando nel calcio italiano il ricordo di una carriera legata soprattutto all’Inter e di una vicenda personale segnata da lutti, incontri e profondi legami con il territorio lombardo. Nato a Torino, ma sempre legato a Milano, Mazzola aveva mantenuto negli anni un rapporto particolare con la Bergamasca, dove trascorse un periodo decisivo della sua infanzia.

Gli anni a Celana dopo la tragedia di Superga

A sette anni Mazzola rimase orfano del padre Valentino, morto nella tragedia di Superga insieme alla squadra del Grande Torino. Nel 1950, quattro mesi dopo quella perdita, fu mandato con il fratello Ferruccio al collegio di Celana, a Caprino Bergamasco. Era in quarta elementare e, tra le terrazze della scuola e le ore di lezione, cominciò a coltivare il rapporto con il pallone.

In quell’ambiente difficile prese forma la sua sensibilità tecnica. Mazzola giocava con ciò che aveva a disposizione, anche con palline ricavate da fogli di giornale, e scopriva un talento che lo avrebbe accompagnato fino ai massimi livelli del calcio. La famiglia aveva origini bergamasche: il nonno Alessandro era nato a Fara Gera d’Adda nel 1882 e aveva poi vissuto a Cassano d’Adda.

Il legame con Celana non si interruppe con la fine dell’infanzia. Mazzola tornò nella scuola insieme ai figli e, successivamente, ai nipoti, per mostrare loro il luogo in cui aveva trascorso quell’anno. Nello stesso collegio aveva studiato anche Giuseppe Meazza, altra figura simbolo del calcio italiano, con il quale Mazzola si sarebbe ritrovato accomunato anche dalla maglia dell’Inter.

La casa a Selvino e la lunga vita a Monza

Da adulto Mazzola conservò un rapporto con la provincia di Bergamo anche attraverso una casa a Selvino, località scelta negli anni anche da Giacinto Facchetti. La sua residenza principale rimase però a Monza, dove abitò per quasi sessant’anni. In città visse anche in un palazzo di piazza Trento, proprio sotto l’appartamento occupato da Meazza.

A Monza assistette nel 2015 al passaggio di Papa Francesco nella strada diretta al Parco. Raccontò di aver percepito un’atmosfera sospesa e di aver pensato inizialmente di scendere, prima di rinunciare quando alcune persone cominciarono a riconoscerlo. Era un episodio che riassumeva il rapporto tra la popolarità del campione e la ricerca di una quotidianità più riservata.

La sua infanzia milanese era iniziata dopo l’esperienza bergamasca, nel quartiere di San Lorenzo. Per poter giocare nel campetto di cemento vicino alla basilica e alle rotaie del tram, il giovane Sandro cercava le chiavi da don Giordano. Quando il sacerdote non gliele consegnava, lui e gli altri ragazzi cantavano sul sagrato finché la perpetua non arrivava con il permesso di entrare.

Mazzola esordì con l’Inter nella partita terminata 9-1 per la Juventus, disputata contro la formazione nerazzurra di protesta schierata da Angelo Moratti. Quel giorno il giovane calciatore aveva sostenuto anche tre esami di ragioneria. Negli anni successivi avrebbe raggiunto i vertici del calcio senza perdere l’attenzione per le persone incontrate fuori dal campo.

Finché le condizioni fisiche glielo permisero, seguì in incognito le partite di torball, disciplina praticata da atleti non vedenti, nella palestra della Forti e Liberi. Aveva conosciuto casualmente alcuni ragazzi ciechi e si era interessato alle loro attività. Negli ultimi mesi aveva invece dovuto fare i conti con le difficoltà dell’età. Poco prima dell’ultimo compleanno aveva commentato anche le vicende dell’Inter e dell’Atalanta, definendo Gian Piero Gasperini un allenatore capace di valorizzare giocatori non più all’apice e giudicando troppo rigida la scelta di Ivan Juric come successore.