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Rider pagati 2,50 euro a consegna: indagine su Foodinho-Glovo. Società sotto controllo giudiziario

Secondo i dati della Cgil quasi il 60% dei rider dichiara compensi tra 2 e 4 euro lordi all’ora

Rider pagati 2,50 euro a consegna: indagine su Foodinho-Glovo. Società sotto controllo giudiziario

La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza su Foodinho srl, la società che gestisce in Italia la piattaforma di food delivery Glovo, con l’ipotesi di caporalato aggravato e sfruttamento del lavoro. Il provvedimento riguarda circa 2.000 rider nell’area milanese e 40.000 in tutta Italia. Nel registro degli indagati è stato iscritto l’amministratore unico della società, lo spagnolo Oscar Pierre Miquel, insieme all’azienda ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Secondo i magistrati, i ciclofattorini sarebbero stati pagati con compensi fino all’81% inferiori ai contratti collettivi e fino al 76% sotto la soglia di povertà, in violazione dell’articolo 36 della Costituzione che tutela una retribuzione proporzionata e dignitosa.

Le testimonianze dei rider: “2,50 euro a consegna, sempre controllati dall’app”

Al centro dell’inchiesta ci sono decine di testimonianze di rider che descrivono condizioni di lavoro precarie e compensi molto bassi. I fattorini, spesso titolari di partita Iva e dotati di mezzi propri, raccontano di turni lunghi e di un controllo costante tramite l’applicazione.

“Rimango collegato all’app anche dodici ore al giorno, dalle 10 alle 22. Sono sempre geolocalizzato. Se sono in ritardo mi chiamano. Guadagno in media 2,50 euro a consegna, con 10-15 consegne al giorno, a volte 20-25, percorrendo fino a 60 chilometri”, ha raccontato uno di loro.

Molti rider hanno dichiarato di guadagnare tra 800 e 900 euro al mese lavorando fino a 12 ore al giorno, sei giorni su sette. Diversi hanno riferito di essere in stato di bisogno economico, di sostenere costi elevati per affitti e trasporti e di inviare parte del denaro alle famiglie nei Paesi d’origine.

Cos’è il controllo giudiziario disposto su Foodinho

Il controllo giudiziario non comporta la chiusura dell’azienda ma la nomina di un amministratore giudiziario che affianca il management. La misura viene applicata quando occorre interrompere presunte situazioni di illegalità senza bloccare l’attività produttiva e i livelli occupazionali.

L’amministratore nominato dovrà verificare e correggere i modelli organizzativi, regolarizzare i rapporti di lavoro e assicurare il rispetto delle norme. Il decreto dovrà essere convalidato da un giudice per le indagini preliminari entro dieci giorni. L’esecuzione è stata affidata ai Carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Milano.

L’accusa: retribuzioni sotto soglia e violazione del salario minimo costituzionale

L’indagine, coordinata dal pm Paolo Storari, si basa su testimonianze, analisi dell’infrastruttura informatica della piattaforma e su recenti pronunce della Cassazione sul cosiddetto salario minimo costituzionale. Gli inquirenti ritengono che, a fronte di una disponibilità media di 9-10 ore giornaliere per almeno sei giorni a settimana, molti rider abbiano percepito un reddito netto annuo inferiore alla soglia di povertà, con scostamenti medi di circa 5.000 euro l’anno e punte oltre 12.000 euro.

La soglia di riferimento utilizzata nelle valutazioni è attorno ai 1.245 euro mensili per 13 mensilità, parametrata su indicatori pubblici di sostegno al reddito e indici Istat.

Il ruolo dell’algoritmo e l’eterodirezione del lavoro

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la cosiddetta eterodirezione algoritmica. Secondo la Procura, l’intero ciclo di lavoro dei rider è governato dall’app: accesso agli incarichi, assegnazione delle consegne, tracciamento delle prestazioni e calcolo dei compensi.

Il sistema digitale inciderebbe direttamente sulla continuità delle opportunità di guadagno attraverso parametri di performance come tasso di accettazione, puntualità e disponibilità. Elementi che, secondo gli inquirenti, avvicinerebbero il rapporto a una forma di lavoro subordinato o eterorganizzato.

I numeri di Foodinho e il precedente delle inchieste milanesi

Foodinho srl, con sede a Milano, registra un fatturato annuo di circa 255 milioni di euro e lavora con grandi marchi della ristorazione. È controllata da una società spagnola riconducibile a un gruppo internazionale partecipato da fondi di investimento.

L’indagine si inserisce in un filone già avviato dalla Procura milanese nel settore logistica e servizi: in precedenti procedimenti, 36 società hanno internalizzato oltre 52.000 lavoratori, con regolarizzazioni contributive e fiscali per più di un miliardo di euro.

La posizione della Cgil: “I rider non sono autonomi”

Dura la reazione della Cgil, che in una nota ufficiale definisce il provvedimento coerente con le pronunce giudiziarie più recenti.

Secondo il sindacato, dalle indagini emerge che i rider operano in un contesto di lavoro eterorganizzato e dovrebbero quindi vedersi applicare la disciplina del lavoro subordinato e il contratto collettivo nazionale. In una recente rilevazione citata dalla confederazione, quasi il 60% dei rider dichiara compensi tra 2 e 4 euro lordi all’ora.

La Cgil chiede un confronto con l’amministratore giudiziario per tutelare occupazione, diritti e condizioni di lavoro nel settore del food delivery.