Pavia (PV)

Rapporto Mal’Aria di città 2026, Pavia migliora ma resta tra le peggiori in Lombardia

Meno sforamenti di Pm10 nel 2025, ma le concentrazioni di Pm 2,5 restano tra le più alte d’Italia. L’allarme di Legambiente: “Servono scelte strutturali, non interventi emergenziali”

Rapporto Mal’Aria di città 2026, Pavia migliora ma resta tra le peggiori in Lombardia

Pavia registra meno superamenti di Pm10 nel 2025, ma resta tra le città italiane con le concentrazioni più alte di Pm2,5. Legambiente avverte: senza scelte strutturali su trasporti, energia e agricoltura, gli obiettivi europei 2030 rimangono lontani.

Pm10 a Pavia nel 2025

I numeri raccontano un miglioramento, ma non una svolta. Nel corso dell’ultimo anno Pavia ha superato la soglia giornaliera di Pm10 per 33 giorni, rimanendo sotto il limite massimo di 35 fissato dalla normativa vigente. Un dato in calo rispetto al passato, che però non cancella una realtà ancora problematica: chi vive in città continua a respirare aria con una concentrazione media di 28 microgrammi di Pm10 per metro cubo e 20 microgrammi di Pm 2,5, valori inferiori ai limiti di legge ma ben distanti dai target più stringenti fissati dall’Unione europea per il 2030.

Il rapporto “Mal’aria”: Pavia tra le città più inquinate

A tracciare il quadro è Legambiente, che nel consueto rapporto “Mal’aria” ha analizzato la qualità dell’aria in 98 città italiane. Pavia emerge come una delle realtà più critiche per le polveri sottili: 12esima a livello nazionale e quarta in Lombardia per concentrazione di Pm10. Secondo le proiezioni, rientra inoltre tra le 33 città che, mantenendo l’attuale andamento, non riusciranno a scendere sotto la soglia dei 20 microgrammi per metro cubo entro il 2030, obiettivo raggiungibile solo con una riduzione delle emissioni pari ad almeno il 28%.

La situazione appare ancora più complessa sul fronte del Pm 2,5. In questo caso Pavia figura ai vertici della classifica negativa: quarta tra i capoluoghi italiani e terza in Lombardia. Per allinearsi ai parametri europei, sarebbe necessario un taglio delle emissioni addirittura del 50%.

Legambiente: “I progressi non bastano”

Secondo l’associazione ambientalista, i progressi registrati non bastano. Tra i nodi irrisolti vengono indicati il ritardo nel potenziamento del trasporto pubblico, la lenta elettrificazione dei veicoli, l’inefficienza energetica degli edifici e un modello agricolo ancora troppo intensivo. Obiettivi che, secondo Legambiente, possono essere raggiunti solo attraverso un impegno deciso e coordinato di governo, Regioni e Comuni.

“Il peso delle infrazioni alle direttive UE in materia ambientale è assai gravoso per l’Italia, ma lo è ancora di più per i cittadini padani, che pagano in salute” osserva Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Occorre sviluppare appieno il potenziale di riduzione delle emissioni, adottando tecnologie pulite e politiche di sostenibilità nel settore dei trasporti, ma anche affrontare le contraddizioni di un sistema dell’allevamento intensivo i cui numeri non fanno i conti con i limiti del territorio”.

Le emissioni

Se anziché guardare i dati di concentrazione si vuole risalire alla fonte, cioè alle emissioni, la situazione mostra chiare differenze. In Lombardia le emissioni inquinanti sono valutate da ARPA, che ha sviluppato un proprio inventario per monitorare le fonti di inquinanti. Come nel resto d’Europa, nell’ultimo decennio le emissioni da traffico (NOx) si sono ridotte in misura significativa grazie alla normativa europea sulle emissioni dei veicoli (-28% nell’ultimo decennio). La stessa normativa ha permesso anche di ridurre, seppure in misura meno incisiva, le emissioni di PM2.5 (-21%), mentre le misure attivate in ambito industriale hanno consentito moderati miglioramenti per  i vapori di solventi organici, riducendo di circa il 18% le emissioni di COV. Nessun miglioramento invece si misura per l’ammoniaca (NH3), rimasta invariata su valori elevati (circa 80.000 tonnellate anno, emesse per il 96% dal settore agricolo e in particolare dagli allevamenti).

“L’ammoniaca, insieme al metano, sta accrescendo il proprio peso relativo sul bilancio delle emissioni, con un effetto rilevante sulla qualità dell’aria, considerato che si tratta del principale precursore gassoso della formazione di particolato sottile, mentre il metano è all’origine del micidiale smog fotochimico, che si sviluppa durante la stagione estiva. La Lombardia non deve girare la testa dall’altra parte, ma avviare politiche incisive di riduzione dei contributi emissivi che, per questi due gas, significa in primo luogo ridurre il numero davvero eccessivo di capi allevati nelle grandi stalle lombarde”, dicono da Legambiente.

La nuova procedura di infrazione

La notizia della recente, ennesima procedura infrazione avviata contro l’Italia – unico Paese europeo colpito dal provvedimento – per inadempimento della  direttiva (UE) 2016/2284 relativa alla riduzione delle emissioni nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di Göteborg sull’inquinamento transfrontaliero, è un’altra tegola per un governo che dovrebbe essere in prima fila nella lotta all’inquinamento atmosferico, ma che evidentemente continua a considerarla non prioritaria.

La nuova contestazione da Bruxelles riguarda il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC, che disciplina le emissioni di inquinanti classificati come ‘transfrontalieri’: la sola Lombardia libera nell’atmosfera terrestre ben 420.000 tonnellate di queste sostanze, oltre un quinto del totale nazionale (poco meno di 2 milioni di tonnellate secondo i dati ISPRA) a cui occorrerebbe aggiungere, sempre per la Lombardia, 325.000 tonnellate di metano. Gli inquinanti normati dalla direttiva, per i quali vengono stabilite delle soglie obiettivo (National Emission Ceilngs) in attuazione del Protocollo di Gothenburg, sono: il particolato sottile (PM2.5), gli ossidi d’azoto (NOx), principalmente generati dal traffico, il diossido di zolfo (SO2) che deriva principalmente dal settore industriale e della raffinazione petrolifera, le sostanze organiche volatili (VOC) che si sprigionano da una pluralità di processi industriali e in particolare dai solventi, e l‘ammoniaca (NH3), che invece deriva dall’uso di fertilizzanti agricoli e dall’attività di allevamento. Da tempo si sta discutendo dell’introduzione anche del gas metano, di cui è ormai riconosciuto il ruolo, oltre che come potente gas serra, anche di precursore della formazione del micidiale ozono.

Se le emissioni inquinanti sono in via di progressiva riduzione, è anche vero che questo miglioramento sta avvenendo a ritmi molto più lenti di quelli che sarebbero consentiti dall’avanzamento tecnologico (ad esempio nelle emissioni industriali), dall’adeguamento ed elettrificazione degli impianti termici (nel riscaldamento domestico) e dalla trasformazione del sistema della mobilità e dei trasporti (riduzione del traffico veicolare privato, elettrificazione). Per quanto riguarda le emissioni di fonte agricola (ammoniaca) la situazione di stagnazione lombarda è simile a quella di aree a forte intensità agrozootecnica europea, come i Paesi Bassi, il nord della Germania, la Bretagna e l’Irlanda, dove troppi allevamenti intensivi e abusi di fertilizzanti portano a copiosi rilasci di composti azotati che ammorbano l’aria ed inquinano le acque.

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