Alessandria (AL)

Quando il dolore diventa promessa: il progetto di Gianpaolo Imbriani che unisce sport, memoria e solidarietà

Ospite a Filo Diretto Gianpaolo Imbriani, fratello dell’ex calciatore e allenatore di serie A Carmelo e presidente dell'associazione "Imbriani non mollare"

Quando il dolore diventa promessa: il progetto di Gianpaolo Imbriani che unisce sport, memoria e solidarietà

Per Giampaolo Imbriani, ospite nella puntata di oggi di Filo Diretto, la perdita del fratello Carmelo è stato l’inizio di un cammino fatto di responsabilità, memoria e impegno concreto verso gli altri.

Dal dolore alla promessa

La scomparsa di Carmelo Imbriani, calciatore che ha vestito maglie importanti del calcio italiano, ha lasciato un vuoto profondo nella sua famiglia e in chi lo aveva conosciuto come uomo prima ancora che come atleta. Attorno alla sua malattia si era stretta un’Italia intera, fatta di tifoserie, sportivi e persone comuni. Un affetto che il fratello Giampaolo ha sentito il dovere di non disperdere.

Da quella perdita nasce una promessa silenziosa ma potente: fare in modo che il nome di Carmelo continui a vivere attraverso gesti concreti. Non per celebrare un campione, ma per trasmettere valori come rispetto, condivisione e solidarietà. È così che prende forma un percorso di vita nuovo, in cui il dolore non viene cancellato, ma trasformato in energia positiva.

Giampaolo racconta un cammino tutt’altro che semplice, fatto anche di momenti bui, depressione e difficoltà personali. Ma proprio attraverso il movimento, il viaggio e l’incontro con gli altri, trova una via per rimettersi in piedi. Il ricordo del fratello diventa una guida costante, soprattutto nel rapporto con i nipoti, ai quali desidera lasciare un’eredità fatta di esempi, non di parole.

Quella che emerge è una storia di resilienza autentica, lontana dalla retorica. Una storia che dimostra come anche da una perdita enorme possa nascere un progetto capace di guardare lontano e di coinvolgere tante altre vite.

Cinque campi, cinque continenti

Il progetto “Imbriani Non Mollare” ha un obiettivo chiaro: realizzare cinque campi da calcio in cinque continenti diversi. Non semplici strutture sportive, ma spazi sicuri dove bambini e ragazzi possano giocare, incontrarsi e crescere. I primi due campi, inaugurati a Benevento e in Tanzania, raccontano già molto di questa visione.

In Africa, Giampaolo Imbriani ha toccato con mano cosa significhi giocare senza mezzi: palloni improvvisati, strade sterrate, campi inesistenti. Vedere poi quei bambini correre su un vero campo, con un pallone vero, ha dato un senso profondo a ogni sacrificio fatto. Il calcio diventa così un linguaggio universale, capace di abbattere barriere culturali e sociali.

Il progetto è reso possibile grazie a collaborazioni importanti: società sportive, missionari, fondazioni e realtà locali che credono nel valore educativo dello sport. Il prossimo obiettivo è l’Argentina, dove il campo sorgerà a sostegno di bambini che vivono situazioni familiari difficili.

Alla base c’è un messaggio chiaro: lo sport non è solo competizione o successo, ma condivisione, regole, rispetto dell’altro. Un insegnamento che vale ovunque, ma che nei contesti più fragili può fare davvero la differenza.

In viaggio per ritrovarsi

Dopo la perdita del fratello, Giampaolo Imbriani sente il bisogno di allontanarsi, di camminare, di muoversi. Nasce così un viaggio straordinario, fatto in gran parte in autostop, che lo porterà ad attraversare 128 Paesi e a percorrere centinaia di migliaia di chilometri via terra.

Un viaggio essenziale, spesso senza un budget definito, che lo costringe a concentrarsi sul presente: dove dormire, come arrivare alla prossima tappa, chi incontrare. È proprio nell’incontro con gli sconosciuti che matura una convinzione forte: la maggior parte delle persone è disponibile ad aiutare, se gliene viene data la possibilità.

Ogni passaggio in auto, ogni notte ospitato in una casa diversa, diventa una conferma di questa fiducia. Il viaggio non è fuga, ma confronto continuo con il mondo e con sé stessi. Da questa esperienza nasce anche il libro La storia di una promessa, in cui il racconto personale si intreccia con il progetto solidale.

Una testimonianza che invita a guardare oltre la paura e a riscoprire il valore dell’incontro umano, ricordando che spesso il vero cambiamento inizia proprio mettendosi in cammino.