Siena (SI)

Protesta al Marconi di Siena, studenti e docenti: non solo danni

Le lettere ricostruiscono la mattinata: arredi destinati allo smaltimento, una porta lesionata e il confronto sul ruolo dell’istituto.

Studenti e docenti dell’istituto Marconi di Siena intervengono sugli episodi avvenuti durante il tentativo di occupazione della scuola. In due lettere distinte, ma accomunate dalla volontà di offrire una ricostruzione più ampia, contestano il modo in cui la vicenda è stata raccontata e chiedono di non identificare l’intera comunità scolastica con le azioni di pochi ragazzi.

Gli studenti riconoscono che nella mattinata si sono verificati comportamenti non edificanti, ma precisano che il video circolato online, nel quale alcuni giovani danneggiano arredi, mostrava banchi e sedie già dismessi, accatastati nel cortile in attesa dello smaltimento. Nella loro presa di posizione esprimono amarezza per i giudizi rivolti al Marconi nel suo complesso e per i commenti apparsi sui social, ritenuti offensivi e alimentati da un pregiudizio nei confronti degli istituti tecnici.

La replica degli studenti

La lettera sottolinea che la scuola è composta da molte persone e che la responsabilità di alcuni non dovrebbe ricadere sulla reputazione di tutti. Gli autori rivendicano inoltre il valore della formazione tecnica, respingendo l’idea che il percorso di studi offra competenze di serie B. Le attività pratiche, spiegano, preparano a occuparsi di automobili, impianti elettrici e idraulici, con l’obiettivo di contribuire concretamente alla società.

Anche i docenti intervengono per distinguere le responsabilità individuali dal resto della giornata. Secondo la loro ricostruzione, una decina di ragazzi ha lanciato nel piazzale banchi e sedie destinati alla discarica, danneggiato la porta del bagno della palestra e scagliato banchi all’interno di un laboratorio. Alcuni sarebbero già stati individuati e, viene annunciato, saranno sottoposti a sanzioni severe. Gli insegnanti condannano i comportamenti, sia per i danni arrecati ai beni pubblici sia perché avrebbero finito per oscurare il coinvolgimento degli altri studenti.

Il confronto sul significato della giornata

Nella lettera dei docenti si parla infatti di una collettività composta da 250 ragazzi, descritta come complessa e multietnica. Per gli insegnanti, quella mattinata non sarebbe stata soltanto caos o distruzione: molti studenti avrebbero cercato di collegarsi agli avvenimenti del presente, ispirandosi alle mobilitazioni viste nelle piazze e tentando di portare nella scuola un messaggio di partecipazione.

La valutazione degli insegnanti è che ai ragazzi siano mancate consapevolezza e conoscenza dei meccanismi dell’azione collettiva, ma non la volontà di esprimersi. Nella loro analisi compaiono il desiderio di essere ascoltati, la ricerca di un confronto con il mondo adulto e la necessità di dare forma a domande e intenzioni. La vicenda del Marconi resta quindi segnata dai danneggiamenti, che saranno sanzionati, ma anche dal dibattito aperto all’interno della scuola sul modo di rappresentare una comunità più ampia delle condotte di pochi.