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Primo Concistoro di Papa Leone: la delusione dei conservatori per il no alla Messa in latino

Irritazione anche per la scelta di affidare la meditazione di apertura a Timothy Radcliffe, porporato noto per le sue posizioni favorevoli alla possibilità del diaconato femminile

Primo Concistoro di Papa Leone: la delusione dei conservatori per il no alla Messa in latino

Messa in latino e diaconato femminile: i primi segnali di tensione nel pontificato di Leone XIV.

I malumori non sono esplosi apertamente, ma hanno caratterizzato in modo evidente il Concistoro straordinario che si è svolto in Vaticano negli ultimi due giorni.

L’assemblea plenaria del Concistoro

A far emergere le prime tensioni interne al Collegio cardinalizio sono stati due temi simbolici (cari ai Conservatori) e tuttora irrisolti: la celebrazione della messa in latino e la questione del diaconato femminile.

Su entrambi i fronti, i settori più conservatori della Chiesa hanno manifestato disagio, se non addirittura frustrazione.

Il ritorno della messa in Latino, nulla di fatto, se ne riparlerà

La delusione più immediata per la frangia dei “nostalgici” e del Clero cultore delle lingue antiche è arrivata quando, nella prima sessione dei lavori, una votazione ha escluso dall’agenda il tema della messa in latino.

Una parte dei cardinali, in particolare quelli più vicini alle sensibilità tradizionaliste, sperava che il Concistoro potesse aprire uno spazio per rimettere in discussione le restrizioni introdotte negli ultimi anni.

L’uscita del tema dal confronto ufficiale è stata letta come un segnale di continuità con l’impostazione del pontificato precedente di Papa Bergoglio.

Il corto circuito: l’apertura dei lavori al teorico del diaconato femminile

A creare ulteriore irritazione è stata poi la scelta di affidare la meditazione di apertura a Timothy Radcliffe, porporato noto per le sue posizioni favorevoli alla possibilità del diaconato femminile.

Il cardinale Timothy Radcliffe

Convincimenti espressi anche in una recente intervista.

Un argomento che continua a suscitare forti resistenze in una parte dell’episcopato e che rappresenta uno dei principali nodi irrisolti del dibattito ecclesiale contemporaneo.

Anche in questo caso, più che proteste esplicite, si è registrato un malessere sotterraneo, il timore che il tema possa tornare al centro del dibattito senza una cornice dottrinale condivisa.

La linea di Papa Leone 14°, i prossimi appuntamenti

Questi segnali di insofferenza fanno da sfondo al più ampio progetto di riforma del metodo di governo che papa Leone 14° ha iniziato a delineare.

Al termine del Concistoro, il Pontefice ha annunciato la convocazione di una nuova assemblea di cardinali il 27 e 28 giugno, in prossimità della solennità dei santi Pietro e Paolo, indicando la volontà di rendere più sistematica la consultazione del Collegio.

Il Collegio cardinalizio, composto oggi da 245 membri provenienti da tutti i continenti, riflette un cattolicesimo globale attraversato da profonde differenze culturali e sensibilità teologiche.

Proprio per questo, un maggiore coinvolgimento dei cardinali nel governo della Chiesa era emerso come una richiesta trasversale già nelle riunioni che avevano preceduto il Conclave di maggio.

Oltre al Concistoro di giugno, il Papa ha prospettato un cambiamento più strutturale: non più due incontri brevi ogni sei mesi, ma un’unica assemblea annuale di durata più estesa, tre o quattro giorni, pensata per favorire un confronto più approfondito.

Secondo quanto riferito da alcuni cardinali, il Pontefice ha adottato uno stile improntato all’ascolto, intervenendo poco e prendendo appunti.

L’eredità di Papa Francesco e gli altri “mal di pancia”

Al centro del dibattito sono tornati due pilastri dell’eredità di Papa Francesco: la sinodalità, che molti chiedono di chiarire meglio nella sua natura e nei suoi limiti, e la dimensione missionaria della Chiesa.

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Bergoglio e Prevost

Ma oltre alla messa in latino e al diaconato femminile, anche l’organizzazione dei lavori ha suscitato reazioni contrastanti.

La suddivisione in tavoli tematici, sul modello delle recenti esperienze sinodali, è stata giudicata da alcuni eccessivamente “democratica”, mentre la limitazione dei tempi di intervento in plenaria è stata percepita come una compressione del ruolo individuale dei cardinali.

Le preoccupazioni di Leone 14°, l’invito all’unità

Consapevole delle differenze che attraversano la Chiesa, Leone 14° ha voluto richiamare i cardinali all’unità nella messa celebrata nella basilica di San Pietro.

Nell’omelia ha invitato a non promuovere “agende personali o di gruppo, ma a lavorare insieme per il bene della Chiesa e di un mondo segnato da profonde fratture”.

Un richiamo che indica la linea del nuovo pontificato: collegialità e ascolto, senza ignorare i nodi che continuano a dividere il cattolicesimo contemporaneo.