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Perché ormai tutti diciamo che non arriveremo mai a prendere la pensione (ed è quasi vero)

Gli scenari politici, economici e sociali ci dicono che non sarà più un sostegno, ma semplicemente una base da integrare

Perché ormai tutti diciamo che non arriveremo mai a prendere la pensione (ed è quasi vero)

Negli ultimi anni una frase è diventata quasi un mantra nel dibattito pubblico italiano, soprattutto tra giovani e adulti sotto i 50 anni:

“Tanto noi la pensione non la vedremo mai.”

Ma quanto c’è di vero? È solo pessimismo generazionale o una valutazione realistica basata su numeri, regole e tendenze demografiche?

In questa analisi cerchiamo di capire perché in Italia è così diffusa questa convinzione e soprattutto quanto è realistico aspettarsi la pensione in base all’età, sulla base delle regole vigenti e delle tendenze strutturali più probabili.

Perché in Italia tutti dicono che non prenderanno la pensione

Inutile negarlo, tutti coloro che hanno meno di 50 anni lo avranno detto o pensato almeno una volta. E in effetti le condizioni per andare effettivamente in pensione (così come l’abbiamo sempre immaginato) si fanno ogni anno più difficile per una serie di fattori.

1. Il sistema pensionistico a ripartizione

Il sistema pensionistico italiano è a ripartizione: i contributi versati oggi dai lavoratori finanziano le pensioni di chi è già in pensione.

Questo significa che non esiste un “conto personale” pienamente garantito, ma un equilibrio delicato tra chi lavora e chi percepisce la pensione.

Il problema nasce quando questo equilibrio si rompe.

2. La crisi demografica

L’Italia vive una delle peggiori crisi demografiche al mondo:

  • natalità ai minimi storici
  • popolazione sempre più anziana
  • aspettativa di vita in crescita.

In Italia si andrà in pensione a 70 anni (e anche più tardi)

Il risultato è semplice: ci sono meno giovani e meno lavoratori e più pensionati (basti pensare che in tante province del Paese sono più numerosi coloro che hanno già finito di lavorare che coloro che lavorano ancora).

PER APPROFONDIRE: In metà delle città italiane ci sono più pensionati che lavoratori

Questo alimenta l’idea, tutt’altro che irrazionale, che in futuro non ci saranno abbastanza lavoratori per sostenere il sistema.

3. Età pensionabile che continua a salire

Negli ultimi decenni:

  • l’età pensionabile è aumentata più volte
  • i requisiti sono diventati più rigidi
  • il meccanismo è stato agganciato all’aspettativa di vita.

La percezione diffusa - basata peraltro su dati reali - è dunque riassumibile così:

“Ogni volta che mi avvicino, la spostano più in là.”

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4. Pensioni future più basse

Con il sistema contributivo l’assegno pensionistico dipende quasi esclusivamente da:

  • quanto versi
  • per quanti anni versi
  • con che reddito versi.

Carriere discontinue, stipendi bassi, precarietà e partite IVA deboli portano a pensioni molto più basse rispetto all’ultimo stipendio.

5. Sfiducia nelle istituzioni

Riforme frequenti, correttivi temporanei e cambi di regole hanno eroso poi la fiducia.

Molti pensano:

“Le regole cambieranno ancora, e probabilmente non a mio favore.”

Ma è vero che non prenderemo mai la pensione?

Ma dunque, è vero che non prenderemo mai la pensione. Volendo dare una risposta sintetica possiamo dire che no, è molto improbabile che la pensione pubblica sparisca.

Piuttosto, però, è molto probabile che la pensione:

  • arrivi più tardi
  • sia più bassa
  • non basti da sola a mantenere lo stesso tenore di vita.

Per questo oggi si parla sempre più spesso di pensione pubblica come base, non come unico pilastro.

Quanto è realistico aspettarsi la pensione in base all’età

Di seguito, vi proponiamo una stima realistica, basata sulle regole attuali e sulle tendenze strutturali (demografia, mercato del lavoro, finanza pubblica).

👴 Chi oggi ha 55–60 anni

  • Probabilità di pensione: molto alta
  • Età di pensionamento: ~67 anni
  • Importo: medio/discreto se la carriera è stata stabile
  • Rischi principali: piccoli slittamenti, non stravolgimenti.

🧑 Chi oggi ha 40–50 anni

  • Probabilità di pensione: alta
  • Età di pensionamento: 68–70 anni
  • Importo: sensibilmente più basso rispetto allo stipendio finale.

Fattori critici:

  • anni di contributi discontinui
  • salari stagnanti
  • sistema pienamente contributivo.

Dunque, la pensione arriverà, ma sarà spesso insufficiente senza integrazioni.

🧑‍💼 Chi oggi ha 30–40 anni

  • Probabilità di pensione: media
  • Età di pensionamento: 70–72 anni (o oltre)
  • Importo: basso se non integrato.

Criticità principali:

  • precarietà lavorativa
  • partite IVA con redditi ridotti
  • carriere non lineari.

In sostanza, la pensione pubblica sarà una base minima, non una rendita.

👶 Chi oggi ha meno di 30 anni

  • Probabilità di pensione: incerta ma non nulla
  • Età di pensionamento: 72–75 anni o più
  • Importo: molto basso in rapporto al costo della vita.

Scenario probabile:

  • pensione pubblica con funzione assistenziale
  • importo minimo garantito
  • forte responsabilità individuale.

Per fare una sintesi (piuttosto brutale, ma realistica), senza strumenti integrativi, il rischio di una pensione insufficiente è alto.

La variabile decisiva: la carriera lavorativa

Più dell’età conta come si lavora. Per chi ha un lavoro stabile già da qualche anno, la possibilità di una pensione comunque "accettabile" è nella media, mentre diventa molto bassa per chi è precario o ha una partita Iva discontinua.

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Cosa non è realistico aspettarsi

Le cose, dunque, cambiano, e non possiamo più aspettarci, realisticamente:

❌ una pensione simile all’ultimo stipendio

❌ pensionamenti anticipati diffusi

❌ miglioramenti spontanei delle regole.

Cosa è realistico aspettarsi

E' invece più realistico pensare a:

✅ pensionamento più tardivo

✅ pensione legata ai contributi reali

✅ necessità di una pensione integrativa.

Esagerazione... razionale

Dire che “non prenderemo mai la pensione” è un’esagerazione, ma nasce da un’analisi razionale:

  • i numeri demografici sono sfavorevoli
  • il sistema contributivo penalizza carriere deboli
  • l’età pensionabile è destinata a crescere.

La pensione pubblica non scomparirà, ma non sarà più una garanzia di benessere.

La vera sicurezza pensionistica, oggi, non è più solo pubblica: è mista e sempre più individuale.

Molti lo sanno, pochi fanno qualcosa

Eppure, nonostante la maggioranza degli italiani sia consapevole che la pensione pubblica sarà molto più bassa dell’ultimo stipendio, pochi passano all’azione. Secondo la prima edizione dell’Osservatorio sulla Previdenza Sostenibile di Sella Sgr, l’88% riconosce l’importanza di pianificare il futuro previdenziale e l’83% si dice preoccupato, ma il 72% non sa quanto percepirà dall’Inps e solo il 9% ha una stima precisa.

La metà degli intervistati non ha ancora intrapreso alcuna iniziativa e il 65% non ha mai parlato di previdenza con nessuno. Persistono diffidenza e disinformazione, soprattutto sul Tfr e sulla previdenza integrativa, con percentuali più alte tra donne e non occupati.

La ricerca evidenzia come il tema non sia più solo economico, ma sociale: serve più educazione previdenziale, maggiore fiducia e una consulenza personalizzata per aiutare i cittadini a trasformare la preoccupazione per il futuro in scelte concrete e consapevoli.