A scegliere l’estero non sono solamente i cosiddetti cervelli in fuga anzi, i laureati sono la minoranza.
Non sono solo i cervelli in fuga a scegliere l’estero, anzi: i laureati sono una minoranza tra chi parte
Si sente ripetere spesso la locuzione “cervelli in fuga”, parlando di migrazioni e mobilità, come se ad andarsene fossero solo “i più bravi”, i “più brillanti” e come se il contesto di provenienza fosse così deteriorato, instabile e pericoloso da dover determinare la necessità di “scappare” e non solo di “partire”. Una narrazione sulla quale Fondazione Migrantes pone attenzione per sottolineare i rischi.
«L’Italia si percepisce, e viene percepita, come un luogo da cui è inevitabile fuggire – commentano gli analisti nel rapporto 2025 – ma l’estero è qualcosa di molto più articolato di una frettolosa fuga: diventa un’opportunità di crescita personale, formativa e professionale. Fa parte di un percorso generazionale diffuso tra i giovani europei e, più in generale, tra coloro che abitano lo spazio globale contemporaneo: un contesto meticciato e interdipendente. Se oggi partono dall’Italia non solo cittadini italiani ma anche i cosiddetti nuovi italiani, mentre una parte dei migranti stranieri considera il nostro Paese una tappa provvisoria in attesa di approdare altrove, allora la vera sfida non è fermare la mobilità, ma chiederci come rendere l’Italia un luogo attrattivo in cui le persone possano scegliere di restare e progettare il proprio futuro».
Non partono solo “cervelli”. Stando agli ultimi dati Istat disponibili sugli espatri nel 2024, sono meno di un terzo i laureati o dottori di ricerca (31,8%); il 36,1% sono diplomati ai quali aggiungere i possessori di licenza media (31,1%). Chi parte, oggi, è sì giovane e giovane adulto, ma è anche soprattutto diplomato. Guardando ai valori assoluti, nella classe di età 18-34 anni, dal 2023 al 2024 si ha una differenza in positivo di 15mila espatri con titolo di studio medio-basso e di 6.500 circa con titolo alto. Le riflessioni diventano ancora più indicative se si osserva da vicino la sola classe di età 25-34 anni, coloro che hanno terminato il ciclo di studi e si affacciano al mondo del lavoro nel pieno della creatività e dell’entusiasmo: questa classe di età è il cuore della mobilità più recente (37,5% del totale espatri del 2024). Il 67,2% degli espatriati italiani dell’ultimo anno che non è in possesso di una laurea, hanno dunque un titolo medio-basso (diploma o licenza media) ma non per questo non sono talentuosi o in possesso di conoscenze e competenze che li rendono degni di nota.