Longevità e disuguaglianze, il confronto tra salute ed economia

Esperti, istituzioni e realtà cooperativa hanno discusso prevenzione, welfare, pensioni e differenze sociali legate all’allungamento della vita.

La crescita dell’aspettativa di vita apre questioni mediche, sociali ed economiche sempre più rilevanti. Non conta soltanto vivere più a lungo, ma arrivare alla vecchiaia in condizioni di salute e autonomia, evitando che le differenze di reddito si traducano in opportunità diverse di prevenzione e cura. Di questi temi si è discusso nella Sala Convegni G. Piana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante il workshop dedicato all’economia della longevità e alle sue conseguenze sulla società.

L’incontro si è svolto a Piacenza nell’ambito delle iniziative collegate alla Longevity Run organizzata a San Gabriele di Piozzano. Il percorso ha messo in relazione prevenzione e stili di vita con l’analisi degli effetti dell’allungamento della vita sui sistemi sanitario e previdenziale, sul welfare e sul mercato del lavoro. Dopo i saluti della pro-rettrice Anna Maria Fellegara e della sindaca Katia Tarasconi, il dibattito è stato coordinato da Maria Carla De Cesari, caporedattrice Norme e Tributi de Il Sole 24 Ore.

Prevenzione e condizioni di salute

Francesco Landi, professore ordinario di Medicina interna all’Università Cattolica e direttore del Centro di Medicina dell’Invecchiamento e Longevità del Policlinico Gemelli, ha sottolineato il peso delle disuguaglianze nel determinare la durata e la qualità della vita. Secondo Landi, la disabilità può incidere più della malattia sulla sopravvivenza, mentre la prevenzione dovrebbe puntare a preservare la funzionalità fisica e cognitiva. La forza muscolare, ha spiegato, raggiunge la massima efficienza tra i 40 e i 50 anni e tende poi a diminuire, rendendo importante intervenire già in età adulta per contrastare fragilità e perdita di autonomia.

Il relatore ha richiamato anche il ruolo dell’esposoma, cioè l’insieme dei fattori ambientali ai quali ogni persona è sottoposta, e l’importanza dell’accesso alla prevenzione. Alimentazione equilibrata, attività fisica, idratazione e tutela della salute cardiovascolare e cerebrale sono stati indicati come elementi centrali per sostenere un invecchiamento in buone condizioni. Giovanni Scapagnini, docente dell’Università del Molise, ha invece illustrato gli aspetti clinici e fisiologici, ricordando che gli organi non invecchiano tutti allo stesso modo e che cuore, cervello e reni hanno un ruolo fondamentale.

Divari economici e welfare

Scapagnini ha evidenziato il crescente interesse di gruppi finanziari e aziende biotecnologiche per la ricerca sulla longevità, osservando il rischio che i risultati più avanzati restino accessibili soltanto a una parte della popolazione. Nel suo intervento ha inoltre richiamato l’aumento delle malattie neurodegenerative e il peso dei fattori di rischio modificabili, insieme alla necessità di promuovere un benessere equo e sostenibile.

Marco Elefanti, docente di Economia aziendale alla Cattolica, ha analizzato le ricadute sui sistemi previdenziale e assistenziale. Gli stili di vita salutari possono ridurre le spese sanitarie e sostenere la produttività, mentre la popolazione anziana rappresenta una componente importante dei consumi e della cosiddetta economia della terza età. Restano però le pressioni sui bilanci pensionistici e i costi dell’assistenza. Elefanti ha parlato del rischio di una longevità a due velocità, con programmi dedicati alla salute dai costi annuali compresi tra 5.000 e 100.000 euro.

Tra le proposte emerse figurano politiche pubbliche di prevenzione accessibili a tutti, sostegni mirati, una pianificazione urbana orientata alla salute, incentivi per gli alimenti freschi e una riforma previdenziale progressiva che tenga conto delle aspettative di vita in rapporto al reddito. Francesca Cavozzi, vicepresidente di Unicoop Piacenza, ha infine presentato il progetto Abi – Anziani e bambini insieme, centro intergenerazionale attivo dal 2009 sul Pubblico Passeggio, dove convivono nido, casa di riposo e centro diurno. Le conclusioni sono state affidate a Marco Allena, preside della Facoltà di Economia e Giurisprudenza dell’Università Cattolica.