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L’intelligenza artificiale “uccide” i giornalisti? Gabanelli: “Le piattaforme si faranno uno staff loro”

Non è uno scenario roseo quello che la giornalista scorge all'orizzonte: non solo c'è il rischio che la IA bypassi l'informazione tradizionale, ma è lo stesso sistema delle testate giornalistiche come lo abbiamo conosciuto finora, che rischia di sparire

L’intelligenza artificiale “uccide” i giornalisti? Gabanelli: “Le piattaforme si faranno uno staff loro”

Se l’intelligenza artificiale pesca a piene mani dai siti d’informazione per dare risposte, e i lettori sui siti d’informazione ci vanno sempre meno, a lungo andare il sistema non sarà più sostenibile. Lo stipendio dei giornalisti, chi lo paga, senza più pubblicità? E senza più giornalisti, l’IA dove le andrà a “rubare” le risposte da dare ai suoi utenti?

Se l’intelligenza artificiale “uccide” i giornalisti

Un circolo perverso del quale abbiamo più volte già parlato, in questa sezione di News Prima dedicata all’intelligenza artificiale.

E’ vero, il traffico verso i portali d’informazione non verrà “tagliato” mai completamente, inoltre Google sostiene che le risposte di “AI Overview” si sforzano di portare traffico a link di qualità selezionati… ma è un interno paradigma che sta cambiando: se prima cercavi qualcosa e ti veniva restituito un elenco di link da aprire per informarti, ora chi naviga si sta abituando a non usare più i motori di ricerca, ma i chatbot (e soprattutto si sta abituando a una risposta preconfezionata alla quale si ferma nella gran parte dei casi).

I siti d’informazione rimangono tagliati fuori. Un interno sistema è a rischio. Al tempo stesso la IA non se le può inventare, le notizie, eppure – e qui sta il paradosso – rischia di “uccidere” i giornalisti dai quali prende la “linfa vitale”, le informazioni per rispondere ai propri utenti.

Come se ne esce?

“Le piattaforme si faranno uno staff loro”

Lo abbiamo chiesto qualche giorno fa a Milena Gabanelli a margine di un incontro pubblico al quale è stata invitata a partecipare proprio per parlare di intelligenza artificiale.

Milena Gabanelli

E ci ha dato una risposta sorprendente:

“Forse loro, i proprietari delle piattaforme, presumibilmente si faranno il loro staff”.

 

Una soluzione alla quale non avevamo pensato, eppure non così fantascientifica o remota. Ti ammazzo i giornali? E pace, i giornalisti me li assumo direttamente io intelligenza artificiale…

Più in generale, non è uno scenario roseo quello che Milena Gabanelli scorge all’orizzonte: non solo c’è il rischio che l’intelligenza artificiale bypassi l’informazione tradizionale, ma è lo stesso sistema delle testate giornalistiche come lo abbiamo conosciuto finora, che rischia di sparire:

Sparirà, se gli utenti decidono di affidarsi totalmente a loro (alle piattaforme), ovvero decidono che l’informazione dev’essere completamente gratuita: siccome quando non paghi per il prodotto, il prodotto sei tu, questo sarà il risultato”.

Di male in peggio, insomma, considerando – lo ha ricordato la stessa Gabanelli durante la serata, andata in scena giovedì scorso, 29 gennaio 2026, al Teatro Manzoni di Monza – che già il giornalismo libero “scricchiola” anche quando la pubblicità c’è (ricordando ad esempio la pervasività degli sponsor del settore alimentare, del quale di conseguenza è spesso impossibile “parlar male”).

Ma tornando al futuro dell’informazione, certo, ci sono anche altri scenari. Ad esempio, che banalmente le piattaforme di IA riconoscano un “quid” ai siti dai quali attingono (eufemismo) informazioni. E’ notizia recente un accordo con Wikipedia proprio in questo senso. Ma nella galassia dei siti d’informazione grandi e piccoli, nazionali e locali, è un meccanismo che è arduo immaginare efficiente.

“Non si può fermare il processo tecnologico”

“Non si può fermare il processo tecnologico, ma bisogna normarlo. Mi inquietano i giovani che apprendono solo con quello strumento e in totale fiducia”.

Questo il monito dell’iconica giornalista (oggi passata al Corriere con il format “Dataroom” e per 20 anni alla guida di Report), che sul palco brianzolo, intervistata dal filosofo Luciano De Fiore, docente a La Sapienza di Roma, ha espresso soprattutto riserve sull’IA.

Gabanelli e De Fiore

“La uso nel mio lavoro di giornalista a volte per i titoli: è interessante vedere che alternative propone e magari ti aiuta – ha osservato – Ma lavoro su altre fonti. Anche perché è una tecnologia allenata principalmente su dati americani. Ad esempio, ho provato a metterla alla prova sul confronto fra prezzi dei farmaci da banco negli Stati Uniti e in Italia: non dava mai la stessa risposta, perché le politiche sono diverse, negli usa comprano in stock e poi a seconda del piano assicurativo i costi sono diversi. E poi la fallibilità: nel 2024 la IA nel 31% dei casi ammetteva di non essere in grado di rispondere a un quesito, nel 2025 siamo scesi allo 0% di ‘non so’, ma con ben il 35% di risposte false”.