Toscana

L’ex Manifattura come rifugio contro il caldo estremo

L’architetto Claudio Pardini Cattani suggerisce giardini, ombra, acqua e servizi gratuiti per affrontare le ondate estive.

L’ex Manifattura Tabacchi potrebbe diventare non soltanto un’area da recuperare sotto il profilo edilizio o immobiliare, ma anche una vera infrastruttura climatica urbana. È la proposta dell’architetto Claudio Pardini Cattani, intervenuto nel dibattito sul futuro del complesso situato nel centro storico, dopo lo stop al progetto Polimea.

Un sistema di spazi freschi

L’idea è trasformare il grande complesso in un luogo capace di offrire riparo soprattutto durante le giornate e le ore caratterizzate da temperature elevate. Le dimensioni dell’area, la presenza di grandi volumi, corti e superfici diversificate consentirebbero di intervenire su più elementi: ombra, vegetazione, acqua, ventilazione e materiali.

Secondo l’architetto, la rigenerazione potrebbe comprendere corti alberate con piante già sviluppate, una forte riduzione delle superfici impermeabili e la realizzazione di suoli drenanti e vegetati. Tra gli interventi ipotizzati figurano anche tetti verdi, coperture ombreggianti, il recupero dell’acqua piovana e, dove sostenibile, fontane, lame d’acqua o sistemi di nebulizzazione.

Il progetto potrebbe inoltre prevedere porticati e percorsi permanentemente ombreggiati, soluzioni per favorire la ventilazione naturale attraverso le volumetrie esistenti, pareti e coperture in grado di riflettere il calore e produzione fotovoltaica integrata. L’obiettivo sarebbe ridurre gli effetti dell’isola di calore e migliorare le condizioni di vivibilità dell’area nei mesi più caldi.

Una funzione sociale

La componente ritenuta più significativa da Pardini Cattani è però quella sociale. In un contesto segnato da una crescente criticità ambientale durante l’estate, la Manifattura potrebbe entrare a far parte di una rete di luoghi pubblici destinati ad accogliere le persone durante le ondate di calore.

La proposta prevede ambienti freschi, gratuiti e accessibili, con acqua potabile e sedute, ma anche spazi dedicati ad anziani e bambini, una biblioteca, sale studio e luoghi di incontro. Il verde, in questa prospettiva, non avrebbe soltanto una funzione ornamentale, ma diventerebbe uno strumento di adattamento climatico e un servizio a disposizione della comunità.

L’architetto immagina anche un collegamento tra Manifattura, Mura, spalti e piazze, attraverso percorsi alberati. Il complesso potrebbe così assumere un ruolo centrale in una strategia più ampia per contrastare il surriscaldamento del centro storico.

La proposta modifica anche i termini del confronto sul futuro dell’area. La questione non riguarderebbe soltanto quanta superficie costruire o quali funzioni insediare, ma anche il contributo che questo patrimonio pubblico può offrire per rendere il centro storico più vivibile in presenza di estati sempre più calde.