Raccontare i cammini e farlo con delle guide di carta. Nel 1994 a Milano nasce la casa editrice Terre di Mezzo che nel 2000 pubblica la prima guida, dedicata al Cammino di Santiago. Oggi si è alla 16ª edizione aggiornata, in un itinerario di pagine capaci di documentare i primi anni pionieristici, la rinascita, la particolarità del tempo della pandemia dove sembrava di “camminare in un’altra dimensione” e il dopo. Da quel primo prodotto editoriale, ne sono seguiti tanti altri per una casa editrice ormai leader nel mercato.
L’intervista a Miriam Giovanzana, autrice delle guide dedicate ai cammini e fondatrice di Terre di Mezzo
«Lo scorso anno i camminatori hanno raggiunto un +29% rispetto al precedente – spiega Miriam Giovanzana, fondatrice e autrice – e l’anno prima un +24% quindi il trend è in crescita. Noi abbiamo mappato e cartografato 14mila km di cammini in Italia. Si può partire anche senza una guida, utilizzando una app per esempio, ma noi crediamo che un viaggio inizi prima della partenza e finisca tempo dopo essere tornati. La carta è un buon compagno per conoscere il territorio, entrare in relazione con i posti e le persone, per non limitarsi a “consumarli”. Ed è un buon testimone e ricordo, forse anche più della credenziale. Noi consigliamo sempre di portare un libro nello zaino, non deve essere necessariamente la nostra guida, e poi si cammina molto seguendo solo le frecce».
L’idea della prima guida è nata da un incrocio di sogni giovanili con un’intuizione di attualità:
«Il Cammino di Santiago è una terra di mezzo, frequentata da persone di fede ma anche da viandanti alla ricerca di sè, e quindi appropriato al nostro nome – racconta l’autrice – A questo si lega una passione nata al liceo: negli anni Ottanta non era meta nota ma la Confraternita aveva ripubblicato il Codice Calixtinus, rimasto sul mio comodino per anni. Ecco allora che con la casa editrice ho unito la passione privata con l’idea che ci sarebbe stato uno sviluppo di quel percorso. Il cammino è un’esperienza diversa del tempo e dello spazio, un viaggio spesso lungo dove la sussistenza quotidiana viene ridotta all’essenziale senza arrivare al pauperistico; un’esperienza di grande profondità».
La volontà di trovare e documentare luoghi di incontro vero, come i cammini, nonché un pezzo della storia italiana ha portato, nel 2004, a «Di qui passò Francesco» e Giovanzana precisa come ami molto i cammini vicino a casa «quello di Francesco, di san Benedetto, di Oropa. la gioia grande è quella di vederli nascere e di immaginare qualcosa che non esiste. E’ bello quando un’esperienza genera altro. E’ stata una grande emozione anche pubblicare “La magna via Francigena” perché arrivare al Sud è complesso, raggiungere le isole ancora di più; il nostro autore Davide Comunale è archeologo e ha operato una straordinaria ricostruzione delle strade medievali. Se in alcuni territori passano mille persone all’anno, per qualcuno può cambiare la vita: significa poter restare e trovare lavoro; ci hanno detto “ci avete portato il mondo in casa”».
La fondatrice di Terre di Mezzo 15 anni fa avrebbe scommesso che le vie per Roma avrebbero potuto avere un futuro simile a quello del Cammino di Santiago
«perché avevamo la meta, il territorio capace di offrire bellezza a ogni tappa ma è mancata una progettazione nazionale. Solo nel 2016 Franceschini ha proclamato l’Anno dei cammini. Siamo agli albori, con le regioni che hanno lavorato in ordine sparso. La Francigena registra 20mila credenziali l’anno: nulla rispetto alle oltre 530mila di Santiago. Nella narrazione complessiva comunque molto sta cambiando e il film di Zalone è l’esito: se un film pop lo sceglie come sfondo si può pensare a un effetto moltiplicatore nel futuro».
Giovanzana è affascinata dai cammini che percorrono il periplo dei laghi come il Garda o il lago d’Orta, con la varietà dei paesaggi, «con la consapevolezza che salendo in quota in luoghi spopolati e guardando all’orizzonte quelli abitati, ci si collega ai propri padri, nonni e bisnonni. Mi piacerebbe rifare l’Alta Via del lago di Como. E’ un piccolo sogno» e nello stesso tempo ricorda come i cammini siano per tutti, ognuno può trovare la sua dimensione, anche chi ha una disabilità motoria o di altro tipo. Ancor più fondamentale è quindi attrezzarsi e avere una visione d’insieme e di lungo corso:
«Santiago ha un’ospitalità poco costosa che fa la differenza soprattutto per i giovani, accanto a una pluralità dell’offerta stessa – dice – in Italia abbiamo la parte “alta” dell’ospitalità ma dovremmo trovare il modo di unire una rete di ostelli per ragazzi e famiglie affinché il cammino rappresenti davvero un’opportunità per scoprire il territorio. I cammini sono la meraviglia che viene incontro in maniera inaspettata con un’alba, una relazione amicale, un edificio; il cammino è un mondo che può rallentare un po’ e gustare molto. Cosa ci aspettiamo per il futuro? Che l’esperienza abbia la meglio sulla promozione e che non ci si concentri su un unico cammino ma si arrivi a pioggia in tutti i luoghi per evitare il fenomeno del sovraffollamento e respirare il senso del camminare».