Ha intrapreso un viaggio estremo nella Patagonia argentina in bicicletta: una sfida che va oltre i limiti, volta a dimostrare che la disabilità non può fermare il coraggio. Il clarense Ersilio Ambrosini, fondatore dell’associazione sportiva Teamlife, è partito l’1 gennaio per un’esperienza che unisce forza, speranza e solidarietà, nel ricordo indelebile di Alessio Longoni, prematuramente scomparso nel 2024, dopo una lunga battaglia con il tumore, a soli 14 anni.
Ersilio, la rinascita dopo la malattia e l’incontro con Alessio

Tra Ersilio e Alessio, infatti, era nato un legame speciale, come ha raccontato Deborah Alberti, la mamma del tenace leoncino. Se Ersilio ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza traumatica della malattia (nel 1993, a vent’anni, gli era stato diagnosticato un sarcoma di Ewing dell’emibacino destro: una diagnosi improvvisa e con pochissime speranze di guarigione) ma anche la gioia sconfinata della rinascita attraverso lo sport, Deborah si era invece avvicinata all’associazione Teamlife per condividere la sua esperienza di genitore di un bambino malato, schiacciata dall’impotenza ma al contempo convinta che il modo in cui si affrontano le difficoltà fa la differenza.
«Per quattro anni Alessio è stato l’inviato speciale di TeamLife, è stato coinvolto in tante attività – ha spiegato – Io l’ho visto felice. Con Ersilio ci eravamo conosciuti prima tramite i social: quando aveva saputo che Alessio non aveva mai imparato ad andare in bicicletta (non riusciva per una questione di equilibrio legata alla malattia), si era presentato a casa nostra con un gancio per collegare la bicicletta di un bambino a quella di un adulto. Per la prima volta avevo toccato con mano la solidarietà. Nel 2021 avevamo deciso di regalare a Ersilio un viaggio in Patagonia, perché sapevamo che era il suo sogno. Alessio aveva fatto un disegno con Ersilio in bici tra le montagne e nel cielo si intravedeva una presenza. Mi piace pensare che questa non sia una coincidenza. Che lui volesse essere al suo fianco, che lo sia ancora anche se non c’è più».
«Disabile, ma libero di vivere»

Su quel disegno c’era anche una frase: «Disabile, ma libero di vivere» (Ersilio cammina con l’aiuto di un bastone e pedala utilizzando prevalentemente una sola gamba). Un pensiero che è diventato il motto dell’impresa che finalmente il clarense è riuscito ad affrontare. Il viaggio tanto desiderato, infatti, era stato annullato per gli strascichi della pandemia e solo nel 2026, a distanza di quattro anni, Ersilio è finalmente partito, con l’intenzione di condividere idealmente questa esperienza con Ales sio, portando con sé (attaccato alla sella della sua bicicletta) un leoncino e mettendosi al polso un braccialetto speciale. Deborah ha spiegato che il figlio non poteva viaggiare a causa della sua malattia e per questo era nata l’idea dei braccialetti a lui dedicati: indossandoli, le persone in qualche modo portavano Alessio in vacanza con loro, inviando poi alla sua famiglia le fotografie.
L’obiettivo: raccogliere fondi per la ricerca
Dietro alla prova estrema intrapresa da Ersilio Ambrosini c’è l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca sui tumori rari dell’apparato muscolo-scheletrico, patologie spesso poco conosciute e difficili da diagnosticare: in particolare, le donazioni saranno devolute al Reparto oncologico dell’Ospedale Rizzoli di Bologna (dove Ersilio è stato curato) attraverso l’Associazione Mario Campanacci e all’Istituto nazionale dei tumori di Milano (al quale più volte la famiglia di Alessio aveva effettuato delle donazioni), oltre a finanziare i progetti di Teamlife a favore delle famiglie più fragili (tra le tante iniziative spicca «Esisto anch’io», che aiuta i genitori e il mondo dei caregiver).
Percorrerà 1.600 chilometri in 12 giorni
Da Bariloche a El Calafate, il percorso si snoda su un itinerario di circa 1.600 chilometri da completare in 12 giorni. In questa avventura, Ersilio non è solo: oltre a portare Alessio nella testa e nel cuore, con l’obiettivo di continuare la sua missione, con lui ci sono amici in carne ed ossa, tra cui Nico Valsesia, noto ciclista di ultra-distanza e fondatore di Oltrebike Adventures e il dottor Gianfranco Gaini.
«Gianfranco è stato il medico palliativista che ha seguito Alessio nella fase terminale della malattia; è entrato nella nostra vita con un’empatia pazzesca ed è rimasto come punto di riferimento per la nostra famiglia. Che lui sia in Patagonia con Ersilio, lo vedo come un segno del destino», ha spiegato Deborah. Il dottor Gaini è anche il medico di riferimento del progetto «Oltre», con cui Teamlife organizza dei weekend in bicicletta per i ragazzi disabili e le persone in un momento di fragilità.
Il viaggio in Patagonia è un inno allo sport come speranza, è la testimonianza viva che il dolore può essere superato se viene trasformato pensando agli altri prima che a se stessi. Esperienze come questa non si vivono in solitudine, ma insieme, all’insegna della condivisione. La rinascita di Ersilio è un invito a superare i limiti della disabilità, a provare l’impossibile, per non dimenticare chi, pur avendo lottato con coraggio, non ha avuto la stessa fortuna.