Nuovi migranti dal Nordovest hanno scelto di andarsene 1,6 milioni di persone negli ultimi 20 anni.
Nuovi migranti dall’Italia all’estero: la fotografia del Nordovest
L’Italia da sempre è Paese di emigrazione e oggi è Paese delle mobilità in entrata e in uscita. Il “Rapporto italiani nel mondo”, di Fondazione Migrantes, da 20 anni racconta questa realtà. E in questi vent’anni si contano 1 milione e 644mila espatri a fronte di 826mila rimpatri, con un saldo migratorio pari a meno 817mila cittadini. Ogni partenza è una scelta, ma anche una spia. Ogni numero o percentuale è una persona e quindi una storia. Chi sono, dunque, gli italiani all’estero? Come vivono la loro appartenenza? In che modo si trasmette – o si perde – l’italianità? Dove scelgono di spostarsi?
In Europa la meta prevalente
Il quadro di lungo periodo dice che la destinazione prevalente è l’Europa, che concentra sia i flussi sia le perdite nette; Nord America e Oceania restano poli attrattivi ma secondari; America latina, Africa e parte dell’Asia mostrano invece configurazioni prossime al pareggio o in attivo, segnando circuiti di rientro più intensi rispetto alle uscite. Nel complesso, il saldo nazionale (come detto, pari a meno 817mila) è composto per circa un quinto dalla Lombardia, per oltre un decimo ciascuno da Veneto e Sicilia e, a seguire, da Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte. Il quadro che emerge è quello di tre Italia della mobilità: le regioni “nodo” con flussi significativi in entrambe le direzioni ma saldo negativo (Lombardia in testa), il Nord-Est ad altissima propensione all’uscita e il Mezzogiorno con rientri consistenti ma insufficienti a compensare l’emigrazione.
Al 1° gennaio 2025 gli iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono 6.412.752 milioni. Si tratta di cittadini che vanno ad aggiungersi alla popolazione residente calcolata dall’Istat in 58.934.177, di cui 5.422.426 stranieri. Rispetto ai soli residenti con cittadinanza italiana (53.511.751), quindi, su 100 residenti 12 vivono fuori dei confini nazionali (11,9%). Se consideriamo, invece, il totale della popolazione residente (gli italiani più gli stranieri), l’incidenza di chi risiede all’estero rispetto alla popolazione residente in Italia cala di un punto percentuale (10,9%). «L’estero, si dice da tempo, è la ventunesima regione d’Italia: quello su cui non si riflette abbastanza è, però, quanto rapidamente i suoi residenti stanno crescendo e quanto altrettanto celermente variano le caratteristiche che la contraddistinguono», commenta Fondazione nella sua analisi 2025.
Il 53,8% degli iscritti all’Aire è in Europa (oltre 3,4 milioni), il 41,1% in America (oltre 2,6 milioni di cui solo 490 mila nell’America del Nord). Quasi 2,9 milioni (45,1%) di iscrizioni danno come luogo di origine il Meridione di Italia (978mila circa nelle Isole, 15,2%). Oltre 2,5 milioni (39,2%) riguardano, invece, il Nord Italia e 1 milione il Centro (15,7%). La Sicilia si conferma la regione con la comunità di residenti all’estero più numerosa (844mila), seguita da Lombardia (690mila) e Veneto (614mila). Nel complesso, gli iscritti del Nordovest, in numeri assoluti nel 2025, sono 1.268.208 pari al 19,8% (nel Nordest 19,4%). Una mobilità in crescita su tutto il territorio, con una media nazionale del 4,5%, ma con 9 regioni che la superano e tra queste tutte quelle del Nordovest: Lombardia 7,5%, Piemonte 5,7%, Liguria 4,8%.
Da gennaio a dicembre 2024 si sono iscritti all’Aire per la sola motivazione “espatrio” 123.376 cittadini italiani (+38% rispetto all’anno precedente), il 53,8% maschi, il 23,9% coniugati; del Nordovest sono stati 33.955. L’attuale mobilità italiana resta un “affaire” del Settentrione, anche se nelle prime sette regioni troviamo rappresentate tutte le ripartizioni del Paese. Milano, Napoli, Torino, Roma, Treviso, Palermo e Brescia sono le prime province interessate.
L’aumento registrato di espatri riguarda in prevalenza i giovani e i giovani adulti ma vi è un 12,3% di minori e un 10,9% di persone “mature”: molti sono sfuggiti dalla disoccupazione italiana, ma moltissimi fanno parte dell’universo dei nonni babysitter, quegli italiani, cioè, che si sono trasferiti per essere aiuto e sostegno di figli e nipoti residenti all’estero, soprattutto quando i bambini sono appena nati e non in età scolare, reinventandosi anche nel lavoro. Il 2024 non è stato solo l’anno del superamento della pandemia: anche la Brexit è diventata un ricordo e il Regno Unito resta la seconda meta degli italiani dopo la Germania.