Fermo (FM)

Il sogno di Sisto V tra vernice, fili e degrado a Fermo

Una fantasia notturna denuncia incuria, cavi esposti, facciate segnate e vegetazione in piazza del Popolo.

È un racconto sospeso tra sogno e denuncia quello ambientato dall’autore nella piazza del Popolo di Fermo. Nella notte immaginata, il protagonista passeggia davanti alla Biblioteca Spezioli e assiste a una scena surreale: la statua di Sisto V prende vita e il pontefice scende dal baldacchino per occuparsi personalmente del decoro del centro storico.

Il pontefice diventa restauratore

La figura di Sisto V, definito nel testo il Papa Tosto, abbandona i paludamenti, posa a terra tiara e codici e si rimbocca le maniche. Dopo essersi liberato della patina lasciata dai piccioni, si procura un secchio, prepara la vernice e comincia a lavorare sulla facciata della biblioteca. Il primo intervento riguarda il colore ocra, descritto come scrostato e segnato da vecchie prove di tinteggiatura rimaste visibili nel tempo.

Il pontefice immaginario interviene anche sulle cornici dei negozi, un tempo bianche e ormai ingrigite, cercando di riportarle a una condizione uniforme. Nel racconto, il lavoro procede con pennellate ripetute e con l’attenzione di chi vuole restituire ordine all’insieme architettonico che circonda la piazza. La scena mantiene un tono ironico, ma richiama problemi concreti di manutenzione e di decoro evidenziati dall’autore.

Cavi, luci e pavimenti sotto esame

Terminata la tinteggiatura, Sisto V si sposta verso i portici più vicini alla Curia. Qui, armato di cesoie, taglia la lunga sequenza di cavi, fili, prese e nastri che corre lungo una colonna. Subito dopo rimuove anche i fari collocati sui tetti, descritti come elementi aggiuntivi di disordine. Il suo intervento prosegue con la ridipintura delle finestre sopra le logge e con la pulizia dei pavimenti mediante un’idropulitrice.

All’alba, nella fantasia narrata, il pontefice organizza persino un incontro dedicato al riconoscimento delle erbe spontanee sui tetti del Palazzo dei Priori. Poi indossa una fascia tricolore e torna al suo seggio, assumendo simbolicamente il ruolo di guida della città. Il riferimento alle erbe e alla vegetazione completa il quadro ironico di una piazza che avrebbe bisogno, secondo la rappresentazione dell’autore, di un intervento generale e coordinato.

Il risveglio riporta però tutto alla situazione precedente. Tornato in piazza, il narratore ritrova crepe, cavi, finestre deteriorate, scrostature ed erbe. Il restauro immaginario non ha lasciato traccia e la conclusione resta affidata al dubbio: l’incubo non è la presenza fantastica di Sisto V, ma la realtà quotidiana del luogo così come viene descritta nel racconto pubblicato il 7 novembre 2026.