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Il ritorno dalla luna, Artemis 2 è ammarata: “Una missione perfetta”

Per quattro giorni, quattro astronauti hanno osservato il lato oscuro del nostro satellite. Nel 2028 scenderemo nuovamente sul suolo lunare

Il ritorno dalla luna, Artemis 2 è ammarata: “Una missione perfetta”

Missione compiuta, con tanto di tradizionale applauso finale, pacche sulle spalle, baci e abbracci tra tutti al quartier generale della Nasa.

La capsula Orion è rientrata con successo nell’Oceano Pacifico, a sud-ovest di San Diego, segnando la conclusione della missione Artemis II.

A più di mezzo secolo dalla storica Apollo 8 mission, un equipaggio umano è tornato a orbitare attorno alla Luna.

A bordo c’erano gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen.

La missione Artemis II, foto credit Nasa

Artemis II, il rientro: missione compiuta

Il rientro si è svolto senza criticità nelle sue fasi principali: i paracadute si sono aperti regolarmente e la capsula ha affrontato correttamente il passaggio più estremo, quello attraverso l’atmosfera terrestre.

I quattro astronauti della missione – foto credi Nasa

In quel momento Orion ha raggiunto velocità prossime ai 36.000 km/h, sopportando temperature fino a circa 2.700 gradi durante l’attraversamento del plasma.

Fondamentale anche la separazione dal Modulo di Servizio Europeo, che ha garantito la propulsione durante l’intero viaggio.

Una volta sganciato, il modulo si è disintegrato rientrando nell’atmosfera sopra il Pacifico, mentre la manovra è stata seguita anche dai centri dell’Agenzia Spaziale Europea.

Solo qualche difficoltà per il recupero in mare

Nonostante il successo complessivo, il recupero in mare ha incontrato alcune difficoltà.

Le forti correnti hanno reso complesso stabilizzare la capsula e avvicinarla alla nave principale.

Di conseguenza, gli astronauti sono stati trasferiti su gommoni di supporto, assistiti da sommozzatori e personale medico intervenuto direttamente sul posto.

Solo in un secondo momento è stato possibile completare le operazioni di recupero.

L’importanza della missione

La missione rappresenta un passaggio cruciale nel programma Artemis.

Oltre ad aver riportato esseri umani nell’orbita lunare, ha permesso di raccogliere dati essenziali in vista delle prossime tappe, a partire da Artemis III mission, che punta al ritorno sulla superficie della Luna.

Durante il volo, l’equipaggio ha anche osservato il lato nascosto del satellite e assistito a un’eclissi totale di Sole, contribuendo a una serie di osservazioni senza precedenti.

La soddisfazione della Nasa

L’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha definito la missione “perfetta”, sottolineando il valore della cooperazione internazionale.

Jared Isaacman amministratore delegato della Nasa

In questa valutazione è inclusa anche la collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana per lo sviluppo di moduli destinati a una futura presenza stabile sulla Luna.

Isaacman ha poi celebrato l’impresa degli astronauti:

“Hanno dimostrato di essere dei grandi professionisti, grandi comunicatori e anche dei poeti: veri e propri ambasciatori dell’umanità”.

Tra impresa spaziale e “ritorno” alla Guerra Fredda

Eppure, al di là dell’enfasi celebrativa, colpisce un elemento più sottile.

Come accadeva negli anni della Guerra Fredda, anche oggi imprese di questo tipo vengono spesso raccontate come dimostrazioni di superiorità tecnologica e motivo di orgoglio nazionale — quasi una gara a chi “arriva più lontano”.

Nel frattempo, però, l’attenzione globale sembra concentrarsi altrove: crisi geopolitiche con guerre che tengono il mondo con il fiato sospeso, transizione energetica, disuguaglianze sociali e trasformazioni economiche occupano il centro del dibattito internazionale.

Il risultato secondo il punto di osservazione di molti è una sorta di scollamento: mentre lo spazio torna a essere teatro di grandi narrazioni epiche e identitarie, le priorità del mondo reale appaiono sempre più urgenti e terrestri.

Ed è proprio questa distanza, forse, a rendere l’entusiasmo per queste missioni tanto affascinante quanto, in parte, anacronistico abbinato anche allo scetticismo e all’ilarità di chi continua a far notare che sulla Luna l’uomo (gli americani) ci sono già andati (ma è davvero così?) addirittura nel lontano 1969.