Dopo anni di elaborazione e mesi di confronto, il nuovo Piano regolatore di Torino affronta il passaggio decisivo in Regione. La conferenza di copianificazione convocata al Grattacielo è chiamata a esaminare il documento destinato a sostituire lo strumento urbanistico firmato da Cagnardi e Gregotti nel 1995. Sul piano sono arrivate 875 osservazioni da parte di cittadini, associazioni, imprese e professionisti, raccolte in circa 1.500 pagine di contributi.
L’iter è stato accelerato dalla legge regionale Cresci Piemonte, che ha fissato in 60 giorni il termine per il parere. Dopo il passaggio regionale, il provvedimento dovrà tornare al Consiglio comunale, chiamato a votare le osservazioni e il progetto definitivo. L’obiettivo dell’amministrazione è chiudere la procedura entro la fine dell’anno.
Edilizia sociale e affitti calmierati
Uno dei principali terreni di confronto riguarda le politiche dell’abitare. L’articolo 11 del Piano prevede interventi per aumentare l’offerta di case a prezzi accessibili e sostenere l’edilizia sociale. La prima versione della norma stabiliva che, nei progetti residenziali superiori a 4 mila metri quadrati, circa 40-50 appartamenti, almeno il 20 per cento della superficie fosse destinato a questa finalità.
La misura è stata pensata per contrastare il caro-casa, ma ha suscitato le perplessità di costruttori e sviluppatori, preoccupati per l’impatto economico sugli interventi e per il rischio di bloccare nuovi cantieri. Comitati e associazioni per il diritto alla casa chiedono invece un impegno più incisivo per chi non riesce a sostenere i prezzi di mercato. Il Comune ha modificato la norma senza eliminare il vincolo: il 20 per cento sarà calcolato solo sulla superficie che supera i 4 mila metri quadrati. Nelle zone meglio servite dal trasporto pubblico, la soglia scenderà a 2 mila metri quadrati. La modifica era stata richiesta anche dall’Ordine degli Ingegneri.
Perequazione, bonifiche e nuovi spazi verdi
Un altro capitolo riguarda la perequazione urbanistica, il meccanismo che consente di trasferire i diritti edificatori da una parte all’altra della città. I proprietari di terreni destinati a parchi o servizi possono spostare altrove la possibilità di costruire, mentre il Comune acquisisce nuovi spazi pubblici. La strategia punta a concentrare gli interventi nelle aree già dotate di metropolitana, trasporti e infrastrutture.
Per le imprese, tuttavia, l’acquisto dei diritti edificatori comporta costi aggiuntivi. Gli ingegneri hanno chiesto procedure più semplici e regole definite. L’amministrazione ha accolto alcune modifiche, ma ha respinto la possibilità di sostituire automaticamente con un pagamento gli obblighi di cessione delle aree nei piccoli interventi.
Le associazioni del settore immobiliare, tra cui Aspesi e Aniem Api, hanno segnalato incertezze procedurali, norme soggette a interpretazioni diverse e costi potenzialmente in grado di frenare gli investimenti. Anche Ance Torino ha evidenziato i dubbi sulla sostenibilità economica dei cantieri e sulle linee guida ancora da definire. Le difficoltà riguardano soprattutto il recupero delle vecchie aree industriali, dove spesso sono necessari demolizioni, bonifiche, nuove strade e servizi. Spese difficili da compensare nei quartieri in cui i valori immobiliari sono più bassi.
Sul fronte ambientale, il Piano prevede almeno 350 mila metri quadrati di nuovo verde nelle principali aree di trasformazione, secondo i dati illustrati dall’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni. L’obiettivo è recuperare spazi oggi occupati da cemento e asfalto senza consumare altro suolo libero. La riuscita del progetto dipenderà anche dalla capacità di rendere sostenibili gli interventi e di attrarre gli investimenti necessari.