Nella tradizione pitagorica, il 13 esprime la necessità di una trasformazione profonda per ricostruire su nuove basi. Proprio quello che si propone di innescare la 13^ edizione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario in Italia giovedì 5 febbraio 2026.
In Italia cresce la consapevolezza riguardo allo spreco alimentare, ma non abbastanza da raggiungere gli obiettivi internazionali. Nel 2026, l’Osservatorio Waste Watcher International ha presentato il Rapporto “Il caso Italia 2026”, che scatta una fotografia precisa sullo spreco di cibo nel nostro Paese.
Nonostante un miglioramento significativo – con un calo del 10% rispetto all’anno precedente – l’Italia è ancora lontana dall’obiettivo fissato dall’ONU di ridurre il 50% dello spreco alimentare entro il 2030.
L’aspetto interessante emerso dal rapporto riguarda una distinzione generazionale sorprendente: i “Boomers”, cioè gli italiani nati tra il 1946 e il 1964, sono risultati i più virtuosi nel ridurre gli sprechi, sprecando solo 352 grammi di cibo a settimana, mentre i giovani della Generazione Z, pur essendo più attivi nella sensibilizzazione digitale, sprecano ben 799 grammi settimanali.

Questo scarto tra generazioni è una sfida che l’Osservatorio, in collaborazione con la campagna Spreco Zero, intende affrontare nei prossimi anni, puntando sulla forza dell’intelligenza intergenerazionale.
I numeri dello spreco alimentare in Italia
Nel corso del 2025, gli italiani sono riusciti a ridurre lo spreco alimentare settimanale di circa 63,9 grammi, portando il valore a 554 grammi pro capite. Sebbene questo rappresenti un passo positivo, i numeri complessivi sono tutt’altro che incoraggianti. Infatti, la somma delle perdite e degli sprechi alimentari lungo l’intera filiera raggiunge cifre vertiginose: oltre 13,5 miliardi di euro e più di 5 milioni di tonnellate di cibo sprecato ogni anno.

Di questi, ben 7,3 miliardi di euro sono legati agli sprechi casalinghi, mentre circa 4 miliardi sono perdite registrate nella distribuzione, 862 milioni di euro nell’industria alimentare e oltre un miliardo di euro nei campi agricoli. Un dato impressionante che, sebbene in lieve miglioramento, rimarca quanto il nostro Paese sia ancora lontano dall’essere virtuoso in termini di gestione del cibo.
Le differenze tra le generazioni
Se gli italiani sono migliorati in generale, con un risparmio medio di 79,14 grammi al giorno per persona, una grande disparità emerge tra le diverse generazioni. I Boomers (nati fra il 1946 e il 1964), con i loro 352 grammi settimanali di spreco, si distinguono per una maggiore attenzione alla gestione alimentare, forse a causa dell’esperienza e della cultura della scarsità che ha caratterizzato la loro crescita.
Al contrario, i più giovani, appartenenti alla Generazione Z, con ben 799 grammi di spreco settimanale, sembrano avere ancora una maggiore difficoltà a gestire gli avanzi e a ridurre lo spreco nelle loro abitudini quotidiane. Tuttavia, questi ultimi sono i principali attori del movimento #sprecozero e hanno il potenziale per guidare la sensibilizzazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie a favore di una gestione più efficiente delle risorse alimentari.
Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher, ha sottolineato che la chiave per vincere la battaglia contro lo spreco alimentare risiede in un’interazione positiva tra queste due generazioni: i Boomers, con la loro esperienza pratica nella gestione del cibo, e i giovani, con il loro dominio delle tecnologie digitali e l’apertura al cambiamento.
“Quando l’esperienza incontra la tecnologia, quando il sapere pratico dei più anziani viene tradotto in nuovi linguaggi dai più giovani, possiamo fare veramente la differenza”, ha affermato Segrè.
Disparità regionali e familiari
Il rapporto evidenzia anche delle differenze geografiche nello spreco alimentare. Al Nord Italia si spreca meno, con una media settimanale di 516 grammi, una riduzione del 7% rispetto allo scorso anno. Al contrario, al Sud si registra un aumento del 7%, con uno spreco settimanale che raggiunge 591,2 grammi. Il Centro Italia si trova a metà strada con un consumo di 570,8 grammi di cibo sprecato settimanalmente, con un aumento più contenuto del 3%.
Anche le famiglie con figli sembrano fare meglio nella gestione dei consumi: queste famiglie riducono lo spreco del 10% rispetto a quelle senza figli. Più virtuosi anche i Comuni con meno di 30mila abitanti, che registrano una riduzione degli sprechi dell’8%.
I cibi più sprecati
Il pane fresco, le verdure fresche, la frutta fresca, l’insalata e le cipolle/aglio/tuberi sono tra gli alimenti più sprecati in Italia, con valori che si aggirano intorno ai 22,2 grammi di frutta, 20,6 grammi di verdura, e 19,6 grammi di pane gettati nella spazzatura ogni settimana per ogni persona.
L’insicurezza alimentare: un altro problema
Il rapporto tocca anche un tema importante: l’insicurezza alimentare, cioè la difficoltà di accesso a cibo sufficiente, sicuro e nutriente. Un dato che fa riflettere è l’aumento significativo del fenomeno: nel 2026, l’indice di insicurezza alimentare è salito a 14,36, segnando un aumento rispetto al 2025. Al Sud, l’insicurezza alimentare è aumentata del 28%, mentre per la Generazione Z l’allarme è ancora più forte, con un aumento del 50%.
L’evoluzione nei ristoranti
Un aspetto interessante riguarda anche i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori nei ristoranti. Secondo il report, circa l’80% degli italiani non spreca più cibo nei locali, grazie alla crescente pratica di portare a casa gli avanzi. 93% dei clienti dichiara di ricevere dal cameriere il contenitore per portare via il cibo avanzato, e nessuno si vergogna più di farlo. Questo segna un cambiamento importante nel comportamento sociale, con una maggiore consapevolezza e attenzione agli sprechi, anche fuori dalle mura di casa.
Miglioramenti… non sufficienti
Il Rapporto Waste Watcher 2026 evidenzia i miglioramenti nel comportamento degli italiani in termini di spreco alimentare, ma sottolinea anche che ci sono ancora grandi sfide da affrontare. La strada per ridurre del 50% gli sprechi entro il 2030 sembra lunga, ma grazie all’intelligenza intergenerazionale, che unisce l’esperienza dei Boomers con l’innovazione tecnologica dei più giovani, è possibile raggiungere questo obiettivo cruciale.
Il cambiamento deve partire dall’interno delle famiglie, delle comunità e dei singoli individui, ma soprattutto dalla collaborazione fra le generazioni.