I cacciatori toscani si schierano contro l’ipotesi di posticipare all’inizio di ottobre l’apertura della stagione venatoria. La posizione è stata ribadita da Marco Salvadori, presidente regionale e vicepresidente nazionale di Federcaccia, che ha espresso il sostegno dell’associazione alle dichiarazioni del presidente della Toscana Eugenio Giani. Il confronto riguarda soprattutto la possibilità di modificare il calendario in considerazione delle condizioni climatiche e ambientali.
La posizione di Federcaccia
Secondo Salvadori, non ci sarebbero motivi tecnico-scientifici per rinviare l’avvio dell’attività. Il dirigente considera la preapertura del 2 settembre legata a specie ritenute dannose per l’agricoltura, come il piccione, la tortora dal collare e lo storno. Per Federcaccia, si tratta di animali che vengono contenuti durante tutto l’anno proprio per limitare i danni alle coltivazioni.
Salvadori ha inoltre accusato il mondo ambientalista di sostenere la proposta sulla base di posizioni ideologiche e non di valutazioni scientifiche. A suo giudizio, l’attuale composizione politica della maggioranza in Toscana, con la presenza di Avs e Movimento 5 Stelle, avrebbe favorito il rilancio dell’ipotesi di slittamento. L’associazione venatoria ritiene però che tale richiesta non sia supportata da elementi tecnici sufficienti.
Federcaccia ha affidato la propria valutazione anche a un comunicato diffuso sui canali social. L’associazione ha detto di prendere positivamente atto della posizione espressa da Giani, considerandola coerente con un principio di equilibrio e responsabilità. La scelta del presidente, secondo Federcaccia, evita provvedimenti generalizzati che avrebbero inciso sull’attività di migliaia di cacciatori toscani senza una motivazione tecnico-scientifica ritenuta adeguata.
Il richiamo ai dati
Nel documento, Federcaccia riconosce che le condizioni climatiche e ambientali devono essere monitorate con attenzione e possono incidere sulle decisioni di gestione faunistica. L’associazione sostiene tuttavia che ogni eventuale intervento debba basarsi su dati oggettivi ed evidenze tecnico-scientifiche, evitando decisioni assunte in seguito a campagne considerate pregiudizialmente contrarie all’attività venatoria.
Federcaccia ha anche ricordato le critiche già rivolte al nuovo Piano faunistico venatorio regionale, annunciando che continuerà a contestarne gli aspetti ritenuti non equilibrati nella fase applicativa. Allo stesso tempo, giudica responsabile la posizione assunta dal presidente toscano sull’apertura della stagione, perché riaffermerebbe il principio secondo cui la gestione della fauna e della caccia deve essere fondata su dati verificabili.
Contrario a un eventuale rinvio è anche Piero Taddeini, presidente provinciale di Libera Caccia. Taddeini sostiene che non vi siano ragioni per modificare il calendario e collega la questione climatica alle conseguenze economiche per il settore agricolo. In particolare, pone il problema di chi dovrebbe farsi carico dei danni alle coltivazioni qualora l’apertura venatoria fosse posticipata.