Il principe Harry ha espresso preoccupazione per il livello di protezione privata disponibile nel Regno Unito, con particolare attenzione alla sicurezza dei figli Archie e Lilibet. Al centro della questione ci sono le differenze tra il servizio garantito da guardie del corpo private e quello assicurato dagli agenti di polizia.
Il nodo dell’armamento
Secondo la posizione attribuita a Harry, gli addetti alla sicurezza privata non possono contare sullo stesso tipo di armamento e sugli stessi poteri operativi delle forze di polizia. Questo limite diventerebbe particolarmente rilevante durante gli spostamenti della famiglia, soprattutto quando avvengono in luoghi facilmente prevedibili o molto frequentati.
La preoccupazione riguarda in modo specifico la quotidianità dei due figli, Archie e Lilibet. Gli accompagnamenti verso la scuola e i successivi rientri a casa si svolgerebbero infatti secondo orari e percorsi relativamente regolari. Una routine di questo tipo, osserva il principe, potrebbe rendere più semplice individuare le abitudini della famiglia.
Orari e percorsi abituali
Il tema non riguarda soltanto la presenza di personale incaricato della protezione, ma anche la possibilità di garantire una copertura adeguata in contesti ordinari. Per Harry, la prevedibilità degli itinerari e degli orari rappresenta un elemento di vulnerabilità, perché offre riferimenti ricorrenti a chi volesse seguire gli spostamenti dei minori.
La sicurezza privata, pur destinata a proteggere la famiglia, non disporrebbe quindi degli stessi strumenti degli agenti pubblici. È questa differenza, insieme alla regolarità degli accompagnamenti, ad alimentare i timori del principe per la protezione dei figli nel Regno Unito. Nel testo non vengono indicati ulteriori provvedimenti né viene chiarito l’eventuale coinvolgimento economico dei contribuenti.