Ferrara (FE)

Gabrielli a Ferrara: sicurezza e democrazia contro la paura

L’ex capo della Polizia propone prevenzione, integrazione e rispetto costituzionale accanto alle misure repressive.

Sicurezza e democrazia sono stati i temi al centro dell’incontro ospitato giovedì sera alla Festa dell’Unità di Ferrara. A confrontarsi con il giornalista di Trc Stefano Ferrari è stato Franco Gabrielli, prefetto ed ex capo della Polizia, autore insieme a Carlo Bonini del libro Contro la paura: Manifesto per una sicurezza democratica. L’incontro è stato introdotto da Giada Zerbini, segretaria del Pd comunale, secondo cui la sicurezza rappresenta un diritto democratico e di libertà che non può essere né minimizzato né lasciato alla propaganda.

La sicurezza come condizione dei diritti

Rispondendo alla domanda se la sicurezza democratica sia un’utopia, Gabrielli ha sostenuto che essa costituisce una precondizione per l’esercizio degli altri diritti, soprattutto per le persone più deboli, che chiedono alle istituzioni di garantirla. Non si tratterebbe quindi di un ossimoro, ma di una definizione rafforzativa: proprio perché riguarda la tutela dei diritti, la sicurezza non può che essere democratica.

Secondo l’ex capo della Polizia, una parte della sinistra avrebbe per lungo tempo associato la sicurezza soprattutto all’esercizio della forza e alla risposta penale, lasciando alla destra la prevalenza su questo terreno. Gabrielli ha invece indicato un equilibrio tra repressione e prevenzione, spiegando che la prima può avere una funzione, ma non può diventare l’unico strumento. Per affrontare il problema servirebbe una doppia prospettiva: guardare alle paure concrete vissute oggi dai cittadini e, nello stesso tempo, intervenire sulle cause profonde dell’insicurezza, legate anche a marginalità e fragilità psicologiche.

Paura, immigrazione e integrazione

Gabrielli ha osservato che la paura viene spesso affrontata attraverso slogan semplici, individuando nell’immigrazione il bersaglio più immediato. A suo giudizio, tuttavia, l’Italia non è mai stata sicura come oggi se confrontata con la stagione del terrorismo, dei sequestri di persona e della criminalità organizzata. La percezione dell’insicurezza sarebbe cambiata anche per effetto della criminalità diffusa e della velocità con cui i social network amplificano gli episodi, senza che questo significhi negare l’esistenza di problemi reali.

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema dei flussi migratori. Gabrielli ha sostenuto che i dati non sempre coincidono con la narrazione pubblica e ha indicato negli overstayers, persone entrate regolarmente e poi rimaste oltre il periodo consentito, una componente rilevante del fenomeno. Per gestire la questione, ha proposto flussi regolari, rimpatri e integrazione, sottolineando che senza accordi con i Paesi d’origine i primi due obiettivi risultano difficili da raggiungere. L’assenza di politiche di integrazione, inoltre, rischierebbe di alimentare marginalizzazione e insicurezza.

Una particolare attenzione è stata dedicata ai piccoli centri, dove le comunità sono spesso più anziane e con meno figli. Senza adeguati percorsi di inclusione, ha spiegato Gabrielli, i nuovi arrivati potrebbero formare enclavi separate, con conseguenze sulla coesione sociale. L’ex prefetto ha distinto inoltre tra rimpatrio, previsto dall’ordinamento, e remigrazione, progetto sostenuto dagli ambienti più estremi della destra e fondato sull’idea di ridurre la presenza straniera entro una soglia prestabilita.

Nel suo intervento Gabrielli ha fatto risalire all’11 settembre 2001 l’avvio di un meccanismo nel quale la paura viene amplificata e utilizzata per giustificare una riduzione delle libertà in cambio di maggiore protezione. Il riferimento è stato alla proliferazione dei decreti sicurezza, pur nella precisazione che l’insicurezza resta un fenomeno concreto e non può essere banalizzato. La conclusione è stata un invito a recuperare in senso democratico parole come sicurezza, ordine, confini e patria, considerate parte del patrimonio della Costituzione.