Umbria

Ex Fcu, treni umbri verso Roma con tempi più rapidi

Regione e Rfi valutano proprietà statale, adeguamenti tecnici e riaperture entro il 2028

La ex Ferrovia centrale umbra potrebbe diventare, in prospettiva, una delle infrastrutture per collegare l’Umbria a Roma con tempi più rapidi. Il progetto è al centro del confronto tra la Regione e Rete ferroviaria italiana, anche alla luce dei problemi che interessano la Direttissima. L’obiettivo indicato è consentire collegamenti diretti da Perugia e Città di Castello verso la capitale, superando l’attuale configurazione della linea regionale.

Il tema è stato affrontato giovedì in Consiglio regionale durante il question time, in risposta a un’interrogazione presentata dai consiglieri leghisti Enrico Melasecche e Donatella Tesei. L’assessore ai Trasporti Francesco De Rebotti ha riferito che con Rfi sono in corso interlocuzioni sul passaggio di proprietà dell’infrastruttura allo Stato e sulla possibilità di trasformare la Fcu in una linea di interesse nazionale.

Il calendario degli interventi

La discussione ha riguardato anche i cronoprogrammi per la riapertura delle tratte Perugia-Ponte San Giovanni-Terni e Città di Castello-Sansepolcro, oltre al completamento delle dotazioni tecnologiche nella tratta centrale. Qui i lavori di rinnovo dell’armamento, la struttura fisica sulla quale corrono i binari, sono sostanzialmente conclusi. Restano da attivare l’Accm, il sistema di gestione e controllo della circolazione, e l’Ertms di Livello 2, il sistema europeo per la gestione della marcia dei treni.

Secondo quanto riferito da De Rebotti, l’attivazione della tecnologia sulla tratta centrale è prevista nella seconda parte del 2027 e dipenderà dalla conclusione dell’iter tecnico e delle autorizzazioni di sicurezza affidate ad Ansfisa. L’assessore ha spiegato che l’agenzia impiega generalmente dai tre ai sei mesi per autorizzare le tracce ferroviarie. La Regione punta quindi ad accelerare le procedure per avviare da settembre 2027 il collegamento tra Perugia e Città di Castello.

Per la tratta Terni-Ponte San Giovanni, l’obiettivo indicato da Rfi è dicembre 2028, mentre la Regione sta lavorando per anticipare la conclusione a settembre dello stesso anno. Nel quadro illustrato in aula, la messa in esercizio dell’asse Terni-Perugia-Città di Castello è collocata tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. Subito dopo dovrebbe partire il completamento della linea verso Sansepolcro.

La tratta nord e il futuro della linea

Sul versante settentrionale, gli interventi sono entrati nella fase operativa dopo la soluzione delle questioni relative alle obbligazioni giuridicamente vincolanti. La conclusione dei lavori sull’armamento è prevista tra gennaio e febbraio 2027, mentre le opere civili, comprese quelle su ponti e stazioni, dovrebbero terminare entro ottobre 2028. Successivamente saranno realizzati gli interventi su segnalamento ed energia. Le date definitive, compresa l’installazione dell’Ertms, dovranno essere definite da Rfi attraverso i contratti necessari.

Tra le ipotesi allo studio c’è l’adeguamento della linea a 18 tonnellate per asse, requisito che permetterebbe il transito di convogli più grandi e l’inserimento della Fcu nella rete nazionale. La Regione considera inoltre necessario chiarire il futuro assetto proprietario dell’infrastruttura, oggi gestita come linea ferroviaria regionale. L’obiettivo dichiarato è costruire collegamenti diretti tra l’Umbria e Roma senza dipendere esclusivamente dalla rete tradizionale.

Durante il question time è stato affrontato anche il problema dei furti di rame. De Rebotti ha riferito che Rfi ha comunicato alla Regione sette denunce presentate tra gennaio e agosto per l’asportazione di ingenti quantità di cavi. Melasecche ha invece parlato di 22 episodi tra gennaio e settembre e di circa 40 chilometri di linea elettrica vandalizzata. Palazzo Donini sostiene che la custodia e la sicurezza dell’infrastruttura spettino al gestore ferroviario e ha chiesto l’adozione di misure per prevenire nuovi episodi.

Rfi, secondo quanto riferito in aula, non ha comunicato finora slittamenti delle riaperture direttamente riconducibili ai furti. Restano quindi validi i tempi indicati dal soggetto che sta realizzando gli interventi. La Regione ha inoltre precisato che gli eventuali danni economici provocati dagli episodi di vandalismo non dovranno ricadere sulle casse regionali.