Toscana

Emigrazione, il legame con le origini resiste nel tempo

Crescita del 20-25% in cinque anni: cambiano profili, esigenze e modalità di contatto.

Partire per l’estero non significa più necessariamente cercare un lavoro e una vita migliori, come accadeva a molti italiani nel secondo dopoguerra. Anche tra i lucchesi continua a esserci chi si trasferisce fuori dal Paese per studiare o lavorare, ma il profilo di queste persone è cambiato. A essere diverso è soprattutto il rapporto con il luogo d’origine e il modo di mantenere i contatti a migliaia di chilometri di distanza.

Il legame con la propria terra, tuttavia, non si è spezzato. Lo conferma la crescita delle iscrizioni a Lucchesi nel Mondo, aumentate del 20-25% negli ultimi cinque o sei anni. L’associazione nacque nel 1968 per offrire agli emigrati un punto di riferimento, dove ritrovarsi, parlare italiano, condividere tradizioni e ricordare feste e abitudini lasciate a casa. Oggi si rivolge a una comunità più ampia e con esigenze differenti.

Una comunità in trasformazione

A raccontare questo cambiamento è Ilaria Del Bianco, presidente dell’associazione. Secondo Del Bianco, i giovani che partono oggi non hanno lo stesso bisogno di aggregazione degli emigrati di un tempo. Gli strumenti di comunicazione consentono di accorciare le distanze, mentre chi si trasferisce all’estero riesce più facilmente a inserirsi nel nuovo contesto. Per questo l’associazione ha dovuto ampliare il proprio ruolo e interpretare una varietà maggiore di richieste.

In passato, la maggior parte degli iscritti era composta da persone partite da Lucca nell’immediato dopoguerra. Oggi il rapporto con quella generazione passa spesso attraverso figli e nipoti. Sono loro a tornare nei luoghi d’origine delle famiglie, talvolta per partecipare per la prima volta alle feste e alle manifestazioni di cui hanno sentito parlare nei racconti dei parenti.

Il ritorno alle origini

Il desiderio di riscoprire le proprie radici emerge anche nelle storie personali raccolte dall’associazione. Del Bianco ricorda la visita di una giovane cubana, arrivata per conoscere la città in cui erano nati i nonni. Durante il soggiorno ha studiato italiano e ha trascorso un mese sul territorio. Nella sede dell’associazione ha poi scelto una spillina da aggiungere alla mappa delle presenze lucchesi nel mondo, indicando una famiglia originaria di Lucca a Bogotà.

Questi episodi mostrano come l’identità non sia più legata soltanto alla memoria diretta dell’emigrazione. Il rapporto con le origini si trasmette attraverso le generazioni e può riemergere anche molto tempo dopo la partenza della famiglia. L’associazione continua così a fare da collegamento tra chi vive all’estero e il patrimonio di tradizioni, luoghi e ricordi legati alla provincia lucchese.