Dalmine (BG)

Dopo la riapertura (con cerimonia) del velodromo di Dalmine, è già scontro sulla “pista dimenticata”

Il Pd denuncia crepe e gibbosità. «Spesi 4,5 milioni per il rinnovo della struttura, ma l'anello in cemento è rimasto quello di prima»

Dopo la riapertura (con cerimonia) del velodromo di Dalmine, è già scontro sulla “pista dimenticata”

L’entusiasmo per il ritorno del grande ciclismo a Dalmine, celebrato lunedì 30 marzo con una cerimonia di apertura istituzionale del velodromo e il tradizionale taglio del nastro, non ha spento le polemiche politiche.

Se da un lato l’amministrazione Bramani ha presentato il rilancio della struttura di via Tofane come un successo storico nel centenario della sua fondazione, dall’altro la lista di opposizione Pd Dalmine solleva forti dubbi sulla reale efficacia dei lavori eseguiti.

Nonostante l’investimento complessivo di circa 4,5 milioni di euro (di cui 2,2 milioni derivanti dal Pnrr), il capogruppo del Pd, Renato Mora, punta il dito contro lo stato della pista in cemento, che non sarebbe stata inclusa nel piano di rifacimento profondo: «A riguardo della pomposa cerimonia di apertura, non ho potuto fare a meno di notare le numerose crepe e gibbosità dell’anello in cemento della pista, ben visibili nelle foto ufficiali e nei filmati in rete», dichiara.

Mora sottolinea come le promesse fatte in fase di cantiere non abbiano trovato riscontro nel cronoprogramma definitivo: «Durante l’ultimo Consiglio comunale, ho ricordato al sindaco che, in uno dei sopralluoghi effettuati, aveva promesso che avrebbe interessato gli uffici per il rifacimento completo della pista. Di questo intervento, nel programma dei prossimi lavori, non c’è traccia».

La critica del Pd si concentra dunque su una questione di priorità nell’utilizzo dei fondi pubblici. Secondo Mora, infatti (…)

Continua a leggere sul PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 16 aprile, o in edizione digitale QUI