Le parole di don Mauro Barlassina, prevosto della Comunità pastorale di Desio Santa Teresa di Gesù Bambino, lasciano sempre il segno, lo scorso anno alla vigilia di un terremoto politico che pochi giorni dopo l’omelia del 31 dicembre, aveva portato alle dimissioni in massa dei consiglieri comunali e mandato a casa la Giunta di Simone Gargiulo. In quell’occasione aveva dato la scossa per risollevare una città “sfilacciata e stanca”. Questa volta, nel Te Deum che ha chiuso il 2025 con temi che sono di sicuro motivo di riflessione e che vanno dritto alla coscienza di tanti desiani. Presente alla Messa il sindaco, Carlo Moscatelli, insieme ad altri politici della nuova Giunta.
“Come vogliamo la città del futuro?”, l’interrogativo di Don Mauro
Con i temi più generali, il prevosto della Comunità pastorale Santa Teresa di Gesù Bambino, don Mauro Barlassina, non ha mancato di mandare messaggi che hanno al centro la comunità locale, riflessioni che suonano anche come una richiesta di attenzione da parte di chi governa Desio. “Una città dal volto amico”, è questo il punto a cui Desio deve tendere. E, insieme, a riferimenti che stanno caratterizzando il mondo e la società di oggi, come l’intelligenza artificiale o la denatalità, la precarietà o l’integrazione, guardando dall’alto il territorio cittadino, don Mauro lo immagina come “un crocevia di comunicazioni già attive o in fase di costruzione”. In un contesto come questo, “dove la presenza di persone, associazioni, imprese e volontari è ancora vivo”, ecco la domanda: “Consapevoli che il presente e il futuro è nelle mani di Dio e della sua Provvidenza, come vogliamo oggi la città del futuro? Desio sarà solo un crocevia di strade, una città di transito, oppure un “luogo” di vita?”. Il prevosto ritiene che “si possa lavorare perché Desio sia sempre più una ‘città dal volto amico’”, ma, dice, “dipende soprattutto da noi, dalle nostre scelte e dalle nostre modalità di relazioni”.
Quattro azioni per spronare la comunità
Quattro le azioni per spronare la comunità e rilanciare la città: “Occorre favorire e implementare le relazioni tra le varie forze vive e presenti nel tessuto sociale; scegliere di continuare a educare in sinergia – evidenzia il prevosto, ricordando – Non mancano in città luoghi e istituzioni, persone e gruppi che spendono intelligenza e forza per educare e trasmettere un senso al vivere quotidiano”. Il punto tre parla in modo molto esplicito della situazione di Desio: “Occorre – rimarca don Mauro – intercettare le solitudini e le povertà favorendo l’integrazione e la conoscenza reciproca”. E spiega: “Uno dei problemi della nostra città è legato a un modello di sviluppo dove non sono stati recuperati immobili pubblici e privati, impoverendo sia il centro cittadino che le periferie, accrescendo così anche il divario sociale. Tutto questo è l’effetto di un certo immobilismo amministrativo e della fatica a trovare intese condivise a livello politico; ma è anche il risultato di un approccio troppo spesso legato a meri interessi personali da parte dei singoli proprietari, a discapito del bene della città. Ne consegue che molte abitazioni del centro, ad esempio, sono di fatto abbandonate e fatiscenti”. Proprio la rigenerazione urbana del centro è un tema particolarmente dibattuto. Vari gli immobili da recuperare, e anche la parrocchia sta lavorando in questa direzione.
“La cultura come ricchezza”
Infine, l’ultimo punto, che ultimamente è particolarmente sentito, una sollecitazione rivolta anche alla classe politica: “La cultura come ricchezza”. E su questo, suggerisce don Mauro Barlassina, “occorre sviluppare e, ancor prima, sostenere i luoghi e le realtà di promozione culturale già presenti in città”. Da qui l’invito a ciascuno, a porsi la domanda: “Quale contributo sto offrendo al presente e al futuro di Desio?”, perché l’impegno sia di tutti. In chiusura l’invocazione alla pace per una città “dal volto amico”, che sappia “essere in comunione”, “educare in sinergia”, “integrare riqualificando” e “promuovere la cultura come ricchezza”.