“Un progetto a lungo meditato e fortemente desiderato, che testimonia l’attenzione della Chiesa e della comunità cristiana verso i giovani e la volontà di sviluppare strategie educative a livello globale. La Casa della Carità, insieme alla parrocchia e all’oratorio, rappresenta un esempio concreto di dedizione all’educazione, un impegno che da sempre caratterizza le parrocchie e le unità pastorali”. Stima, riconoscenza, gratitudine e ammirazione: sono stati questi i sentimenti manifestati stasera, martedì 20 gennaio 2026, dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, durante la sua visita a Lecco in occasione del terzo anniversario dell’apertura della Casa della Carità.
L’incontro si è svolto in un clima caloroso e ha visto la partecipazione di numerose autorità locali, tra cui il sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni, l’ex sindaco Virginio Brivio, la presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese, Maria Grazia Nasazzi, e il Prefetto Paolo Ponta. Non è mancaro l’assessore al Welfare del Comune di Lecco: ““Questo luogo è uno spazio dí solidarietà e cura verso le persone più fragili della nostra comunità, parte di una rete territoriale che risponde ai bisogni di chi vive la strada. Grazie a tutti i volontari di Caritas Lecco per l’impegno e la cura che dedicano quotidianamente, 365 giorni l’anno, senza di loro Lecco sarebbe una città più povera” fa sottolineato Emanuele Manzoni.
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Delpini a Lecco: tre anni di Casa della Carità, dove la solidarietà accende speranza
Presenti anche numerosi operatori e volontari, veri e propri pilastri della struttura situata sotto il celebre Matitone.
Ad accogliere gli ospiti è stato Luciano Gualzetti, ex direttore di Caritas Ambrosiana e oggi responsabile della struttura lecchese. La Casa della Carità, inaugurata nel gennaio 2023, è nata dalla ristrutturazione dell’edificio Centro Paolo VI in via San Nicolò a Lecco, grazie all’iniziativa della Caritas Diocesana in collaborazione con la Comunità Madonna del Rosario di Lecco.
La Casa nasce con l’obiettivo di rispondere a una crescente richiesta di ascolto e supporto, offrendo uno spazio di incontro e solidarietà capace di dialogare con le persone assistite e con le realtà locali, ottimizzando l’impiego delle risorse disponibili. Oggi la struttura coinvolge circa una decina di operatori e oltre duecento volontari. Nell’ambito della collaborazione con il territorio, la Casa accoglie gruppi di giovani, come scout e oratori, e promuove iniziative nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi su temi come migrazione e povertà.
I numeri da soli non raccontano le storie delle persone assistite, ma offrono un quadro dell’impegno della Casa. Ogni anno la mensa serve più di 19.000 pasti, mentre il rifugio notturno registra circa 6.000 pernottamenti. L’emporio distribuisce 60 tonnellate di prodotti alimentari, raggiungendo circa 600 persone. Tra gli altri servizi, il Centro Ascolto funge da punto di ingresso per le persone che cercano supporto, offrendo ascolto e orientamento verso i servizi della Casa, del territorio e delle istituzioni. Il guardaroba mette a disposizione abiti gratuiti per adulti e bambini, mentre lavanderia, deposito bagagli e docce completano l’offerta. Lo studio medico, con medici e personale sanitario volontari, fornisce una prima consulenza e, se necessario, indirizza alle strutture sanitarie del territorio.
Oggi l’arcivescovo ha visitato tutti i locali e ha partecipato all’incontro organizzato per presentare le attività realizzate nel triennio e per illustrare i progetti futuri, da concretizzare anche con l’aiuto di soggetti istituzionali e privati del territorio. Tutto questo, tenendo presente che l’obiettivo della Casa della Carità è raggiungere l’autonomia finanziaria, attraverso il miglioramento organizzativo e la costituzione di un soggetto giuridico che gestisca la struttura.
“La Casa della Carità è uno spazio che vuole far crescere nelle comunità cristiane e civili la consapevolezza che la lotta alla povertà e l’impegno per una società più giusta e inclusiva sono compito non di specialisti, ma di ogni cittadino, di ogni soggetto intermedio, di ogni istituzione”, ha sottolineato Gualzetti.
“In questi tre anni abbiamo incontrato le povertà del territorio di Lecco, povertà molto complesse. Sono passate di qui circa 1.500 persone, che hanno trovato un posto accogliente e hanno usufruito della mensa, del rifugio notturno, dello studio medico, del guardaroba e dell’emporio della solidarietà, tutte attività che cercano di soccorrere le persone in difficoltà, anche estrema. Si tratta però anche di famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese e che hanno bisogno di un piccolo sostegno economico”.
L’attività della Casa della Carità si caratterizza anche come un’occasione per coinvolgere la comunità civile ed ecclesiale affinché si assuma la propria responsabilità. Da qui sono passate parrocchie, oratori, scuole, giovani e gruppi scout, che hanno potuto vedere concretamente le attività caritative, incontrare i poveri e svolgere un servizio diretto nei loro confronti.
“La Casa della Carità ha quindi una dimensione non solo di soccorso e di aiuto alle persone in difficoltà, ma anche formativa e promozionale nei confronti dell’intera comunità. Lo scopo è che la comunità lecchese si renda conto che tra i propri cittadini ci sono persone in estrema difficoltà e che si può fare qualcosa per aiutarle a non aver più bisogno dell’aiuto della Caritas. -ha aggiunto Gualzetti – Questa sera siamo qui per tracciare una rotta per il futuro e servirà l’aiuto di tutti, in particolare delle persone di buona volontà. Le entrate attuali non riescono a coprire tutte le spese e, per questo, ci rivolgiamo anche ad altre associazioni, a privati e alle istituzioni. Continuando su questa logica, chiediamo anche la collaborazione delle aziende, per inserire alcune persone.”
“Ma perché i poveri sono più poveri? ha chiesto l’arcivescovo di Milano – Non dobbiamo limitarci a dire: “La realtà è così, è sempre stato così”. I poveri sono poveri perché spesso sono soli, perché le loro famiglie sono fragili. La povertà nasce dalla mancanza di relazioni. Quando una persona arriva da un altro paese, o ha scontato una pena in carcere e la sua famiglia non lo accoglie, allora la povertà è anche povertà di rapporti. Questo pensiero mi accompagna sempre: dovremmo sentirci in debito verso queste persone. Non basta fare un’offerta una volta all’anno. I poveri si aiutano costruendo relazioni: parlando insieme, condividendo un pasto. Il tessuto sociale di Lecco è grande, ma è necessario camminare insieme, non solo dare aiuto materiale. Dobbiamo desiderare che le persone siano amate, costruendo insieme una città abitabile per tutti, non solo periodicamente. Gesù ci dice: “Amatevi come io vi ho amato, vi chiamo amici”. Vi auguro di continuare nell’impegno preso, ricordando sempre l’importanza delle relazioni”
Monsignor Delpini ha affrontato anche la tematica della sicurezza in città: “La situazione è un po’ complicata, io credo che ciascuno di noi può contribuire a rendere più serena la vita e più sicura la città, perché può effettivamente prendersi cura almeno del metro quadro che gli è affidato. Quindi nessuno risolve i problemi di tutta la città, però io il mio metro quadro cerco di tenerlo pulito. Questo vuol dire anche quella che può essere l’arte del buon vicinato, perché se tutti i vicini di casa si prendono cura gli uni degli altri, si conoscono, forse si potrebbero realizzare condizioni di vita più serene. Non so, io non ho il mito in sé del paese, del “paesello” dove è tutto un po’ fantastico, però il segreto della sicurezza in paese è proprio quella responsabilità di ciascuno per quelli che gli stanno vicini».Sicurezza reale sì, ma anche percepita: “Il tema della temperatura sociale tra percepito e reale mi interessa molto: spesso non è chiaro quanto l’enfasi sulla sicurezza serva a creare paura dell’altro e quanto invece risponda a problemi concreti da affrontare. Non mi sembra che un approccio puramente repressivo sia promettente, anche se naturalmente è necessario reprimere la violenza e perseguire i reati. La questione è più complessa: la differenza tra percezione e realtà può derivare dal modo in cui le notizie vengono presentate, talvolta con l’obiettivo di aumentare paura e diffidenza più che di far conoscere i fenomeni reali”.
Mario Stojanovic




