Cremona (CR)

Cremona, allarme sicurezza sul lavoro: meno infortuni ma morti e malattie in aumento

La drammatica impennata dei decessi impone un cambio di rotta immediato

Cremona, allarme sicurezza sul lavoro: meno infortuni ma morti e malattie in aumento

Nel 2025 a Cremona gli infortuni sul lavoro diminuiscono, ma aumentano del 75% i decessi e crescono le malattie professionali, evidenziando gravi carenze nella prevenzione. La CISL chiede interventi urgenti e un rilancio del protocollo sicurezza, anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Allarme sicurezza sul lavoro

Nel 2025 la provincia di Cremona registra un calo complessivo delle denunce di infortunio sul lavoro, che passano da 4.658 a 4.472, segnando una diminuzione del 4%. Tuttavia, questo dato positivo è oscurato da un incremento allarmante delle morti sul lavoro, che crescono del 75%, passando da 8 a 14 casi in un solo anno. Un segnale inequivocabile che la sicurezza nei luoghi di lavoro resta una questione critica e urgente.

“Ogni morte è una sconfitta”

Ivan Zaffanelli, segretario generale della CISL Asse del Po, sottolinea come il calo degli infortuni denunciati non rifletta la reale situazione:

“Quando i morti aumentano in questo modo, significa che il sistema di prevenzione non sta funzionando. Meno infortuni non vuol dire più sicurezza: ogni morte sul lavoro è una sconfitta che non può essere accettata”.

Ivan Zaffanelli

Diminuiscono gli infortuni

Nel dettaglio, gli infortuni durante l’attività lavorativa diminuiscono del 6,4%, ma quelli in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro, aumentano del 15,2%. Anche i decessi seguono questa tendenza: le morti in occasione di lavoro passano da 6 a 11, mentre quelle in itinere da 2 a 3. Zaffanelli evidenzia come “il rischio legato agli spostamenti casa-lavoro non può più essere considerato marginale. Turni, orari, tempi di spostamento e stress incidono direttamente sulla sicurezza”.

Differenze di genere

L’analisi di genere rivela un aumento del 20,2% degli infortuni in itinere tra le donne, un dato che indica criticità specifiche legate all’organizzazione del lavoro e alla gestione dei tempi di vita.

“Qui la prevenzione non può fermarsi alle procedure”, afferma Zaffanelli, “servono scelte organizzative che tengano conto della conciliazione, degli orari e dei carichi complessivi”.

Crescono  le malattie professionali

Parallelamente, le denunce di malattie professionali aumentano del 12,6%, passando da 198 a 223 casi, con un incremento particolarmente marcato tra le donne. Le patologie più diffuse sono quelle muscolo-scheletriche, causate da posture scorrette, movimenti ripetitivi e ritmi di lavoro logoranti nel tempo. «

“Non si muore solo per un incidente improvviso”, ricorda Zaffanelli, “ci si può anche ammalare lavorando ogni giorno. Queste malattie non sono inevitabili, sono il risultato di scelte organizzative precise”.

La prevenzione come priorità quotidiana

Per la CISL, la prevenzione deve essere radicata nella quotidianità dei luoghi di lavoro, con un ruolo centrale affidato ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS). A novembre, il sindacato ha promosso un incontro formativo per aggiornare RLS e delegati sulla normativa e sugli strumenti per riconoscere e gestire i rischi emergenti.

Occorre fermare questa strage e garantire ai lavoratori il diritto di svolgere la propria attività in condizioni di sicurezza, senza mettere a rischio la vita”, conclude Zaffanelli.

La CISL chiede un rilancio urgente e concreto del protocollo per il potenziamento della sicurezza sul lavoro in provincia di Cremona, con protocolli mirati per ogni settore, più controlli, formazione continua e un’organizzazione del lavoro che riduca i rischi reali, inclusi quelli legati a appalti, subappalti, turni e orari.

L’intelligenza artificiale come alleato della sicurezza

Un ruolo innovativo può essere svolto dall’intelligenza artificiale, che se utilizzata correttamente può aiutare a individuare situazioni di rischio, migliorare la gestione dei processi produttivi e prevenire incidenti, soprattutto nelle attività più complesse e pericolose.

“La tecnologia deve essere messa al servizio della prevenzione”, afferma Zaffanelli, “ma senza un cambio di passo organizzativo e culturale, i numeri continueranno a dirci che qualcosa non funziona. E quando i morti aumentano del 75%, non c’è più tempo da perdere”.