Pioltello (MI)

Costretto alla pensione per limiti di età, la città perde l’ennesimo medico

Il dottor Romano è stato costretto a lasciare i suoi 1.700 pazienti a Pioltello non per questioni "professionali", ma per una norma contabile. Un paradosso visto l'emergenza medici che stiamo attraversando

Costretto alla pensione per limiti di età, la città perde l’ennesimo medico

Aveva già raggiunto la pensione dopo una carriera con indosso camice e stetoscopio, ma durante la pandemia era tornato al lavoro per dare un contributo nell’affrontare l’emergenza. Ora che se ne sta vivendo un’altra, legata alla carenza di medici di base, è costretto a lasciare nuovamente l’incarico. Non perché non sia bravo in quello che fa, ma per un’indicazione della Corte dei conti che prevede l’esercizio convenzionato sino a un massimo di 72 – 73 anni. Con la conseguenza che oltre 1.700 pazienti pioltellesi resteranno “a spasso”.

Il dottor Romano costretto alla pensione

C’è profonda delusione nel dottor Giuseppe Romano che, a partire dal 14 aprile, ha dovuto lasciare  l’incarico di medico di base presso lo studio di medicina di gruppo di via Marconi a Pioltello. Una vera e propria eccellenza della sanità territoriale che perde un pezzo per questioni burocratiche e non di merito.

Mi dispiace molto, perché io sarei rimasto più che volentieri: amo questo lavoro e non ho mai saltato un giorno di visita – ha raccontato – A 78 anni e mezzo ero il medico più anziano dell’Asst Melegnano Martesana: se mi avessero pensionato perché non sono più in grado di svolgere il mio mestiere non avrei detto nulla, ma farlo per una questione burocratica/economica in una situazione emergenziale come quella che stiamo vivendo, beh sa proprio di beffa.

A Pioltello è emergenza mdici

Perché Pioltello, come tanti altri Comuni, si trova nel pieno di una crisi cui non si intravede all’orizzonte soluzione. Dopo il pensionamento di tre medici nel giro di poco più di un anno, sono 5mila le persone senza dottore di riferimento e a questi si aggiungeranno i 1.700 del dottor Romano.

Un mio paziente è stato iscritto sette giorni fa, con Asst che ha accolto la sua istanza di diventare mio assistito pur sapendo che sarei andato in pensione a breve – ha proseguito – Ora ha presentato un’azione legale contro l’azienda sanitaria per interruzione di pubblico ufficio. E’ comprensibile, in questa situazione, la rabbia dei cittadini che si sentono abbandonati su un tema fondamentale come la salute.

Una questione di burocrazia

Secondo le norme al compimento dei 73 anni il professionista medico non può più esercitare la professione come dipendente o convenzionato nel settore pubblico, ma può operare con contratti libero-professionali o consulenze. Questo significa che il dottor Romano potrebbe tranquillamente lavorare per una struttura privata, visitare pazienti e fare quello che ha fatto sino a oggi, ma a pagamento e senza poter fare ricette mutuabili.

Se ci fossero tanti giovani medici pronti a sostituirci, sarei il primo a fare un passo indietro e a lasciare spazio, ma ci troviamo di fronte a bandi per gli ambiti che vanno deserti e a una carenza diffusa in tutta l’Adda Martesana – ha proseguito – Capisco che ci sia una legge che norma questo aspetto, ma le leggi dovrebbero tutelare i deboli ossia i pazienti. Vista l’emergenza, si dovrebbe derogare consentendo il prosieguo dell’attività a quei dottori che, seppur anziani, dimostrano di poter ancora esercitare. Il paradosso è che io continuerò a visitare i pazienti pioltellesi come sostituto quando gli altri dottori andranno in ferie, perché non mi paga direttamente l’ente pubblico, ma il professionista che vado a sostituire.

Pazienti senza punti di riferimento

C’è un altro tema che non viene tenuto in considerazione: la storicità del rapporto medico-paziente. Perché specialmente i più fragili e i cronici hanno bisogno di confrontarsi con persone che ne conoscano le fasi della malattia e i mutamenti avuti nel corso degli anni. Un “archivio” di conoscenza che si perde 30 giorni dopo al pensionamento del medico.

Oggi rivolgersi alla Casa di comunità è come andare allo sportello del bancomat: non c’è tempo per delle visite e il dottore di turno, che non è sempre lo stesso, ma cambia a seconda delle programmazioni settimanali e delle disponibilità, con la conseguenza che ogni visita si deve ripartire da zero. O più semplicemente, il professionista della Cdc eroga le ricette richieste, firma i giorni di malattia, sottoscrive i certificati medici richiesti.

Viene a perdersi quello che è l’aspetto più importante della medicina di base: il rapporto tra medico e paziente, la conoscenza, il confronto – ha concluso il dottor Romano – Ora che sono veramente in pensione, dovrò trovare a cosa dedicarmi. Di sicuro allo studio, visto che mi sono iscritto in Università alla facoltà di Filosofia. Poi proseguirò a lavorare come sostituto quando i colleghi della medicina di gruppo di via Marconi, con cui ho condiviso anni bellissimi e proficui, ne avranno bisogno.

Intanto la risposta dell’Asst Melegnano Martesana all’emergenza medici resta la stessa: rivolgersi all’Ambulatorio medico temporaneo presso la Casa di comunità dove, su appuntamento e quatto ore al giorno, si sarà ricevuti dal dottore di turno.