Limbiate (MB)

“Così ho scoperto che mio figlio usava gas esilarante”

La testimonianza di una mamma che racconta gli effetti di questa ultima "moda" dello sballo tra i giovani, ora il ragazzo è in cura

“Così ho scoperto che  mio figlio usava gas esilarante”

“Così ho scoperto che mio figlio usava gas esilarante”. La testimonianza di una mamma che racconta gli effetti di questa ultima “moda” dello sballo tra i giovani, ora il ragazzo è in cura

La testimonianza

«Nel giro di poche settimane mio figlio è diventato intrattabile, agitato, il bisogno di denaro si faceva più frequente, usciva di casa all’improvviso senza dare spiegazioni, il più delle volte dopo aver ricevuto una telefonata. E poi continuavi a trovare quelle bombolette metalliche ai giardini sotto casa, e allora ho cominciato a capire».

Anna (il nome di fantasia per tutelare la privacy del figlio), 50 anni, è la mamma la cui testimonianza pubblica ha alzato un velo su un problema che sta affliggendo il mondo giovanile di Limbiate: la diffusione della cosiddetta «droga del palloncino», l’inalazione di gas esilarante.

L’ordinanza anti gas esilarante

Una pratica sempre più diffusa, tanto che il sindaco Antonio Romeo ha deciso di vietarne la detenzione e l’utilizzo in tutte le aree pubbliche, in particolare nei giardini e nelle vicinanze degli istituti scolastici. Luoghi dove le bombolette del propellente venivano trovate in grandi quantità.

Il percorso di cura

«Mi sono resa conto che mio figlio aveva un problema; ora sta affrontando un percorso di cura, ma non posso dire che ne sia ancora uscito. Con la mia testimonianza (resa durante un incontro sul tema delle dipendenze ndr) ho scoperchiato un problema che potrebbe riguardare molte famiglie. La cosa grave – prosegue la mamma di Limbiate – è che il gas si trova legalmente, sul web o nei minimarket, dove viene venduto direttamente assieme ai palloncini. I ragazzi fanno la colletta, raccolgono cifre dai 40 e i 60 euro, e vanno a perdersi su una panchina».

Fenomeno recente ma diffuso

Il provvedimento del sindaco di Limbiate rappresenta uno dei primi casi a livello nazionale, visto che il fenomeno è recente, ma diffuso.

«Sono ragazzini – spiega Anna – cercano lo sballo facile, vogliono mettersi in mostra e respirano questa sostanza chimica che gli dà euforia. Ridono, e si spintonano fra loro. L’effetto dura poco, e quindi spinge al consumo frequente. Mio figlio, nel giro di pochi mesi, è cambiato».

I primi segnali

I primi segnali sono comparsi a settembre del 2025.

«Nei mesi estivi ha cominciato a frequentare gente nuova. Si è imbattuto nelle classiche “compagnie sbagliate”. E’ sempre stato un bravo ragazzo. Una vita normale tra studio e sport; un carattere un po’ chiuso. Poi ho notato che i suoi atteggiamenti sono cambiati. Spesso è agitato, con un bisogno di soldi sempre più frequente, poi ci sono quelle uscite frettolose, fatte dopo una telefonata. Indagando, ho scoperto la verità. Una volta messo alle strette, ha negato, diventando irritabile».

I pericoli del protossido di azoto

La sostanza incriminata è il protossido d’azoto, utilizzato (legalmente) in ambito medico come anestetico in combinazione con altri farmaci, e nell’industria alimentare. L’assunzione avviene gonfiando un normale palloncino che poi viene avvicinato alla bocca (o alle vie aeree), per inalare il gas contenuto al suo interno. La sensazione di stordimento sarebbe molto limitata, cosa che spingerebbe ad ulteriore assunzione. Nessun effetto collaterale visibile, né tracce nell’organismo (tanto che si dice sia diffusa fra i calciatori), ma l’elenco dei pericoli per la salute (anche potenzialmente letali in caso di arresto respiratorio) è facilmente consultabile in vari testi medici reperibili sul web (effetti neurotossici, calo delle facoltà cognitive).