Il ritardo è la norma, non l’eccezione. Nella classifica annuale dei treni “peggiori”, in testa, c’è FR 8824 Lecce-Milano con un ritardo medio di 29 minuti, solo 18 volte in un anno è puntuale, il 36% delle corse con almeno 30 minuti di ritardo, una corsa su dieci con almeno 60 minuti di ritardo; il record è stato raggiunto il 6 settembre con +351’; segue FR 9588 Reggio Calabria- Torino con 29′ di media, una puntualità del 4% quindi solo 13 volte in un anno; il 28% delle corse con almeno 30 minuti di ritardo, una corsa su sette con almeno 60 minuti; record il 13 novembre con +305’.
Troppi ritardi anche sull’Alta velocità: l’indagine di Europa Radicale sui trasporti su rotaia in Italia
Sono stati monitorati 90.425 treni ad Alta Velocità, pari a una media di circa 250 treni al giorno: 59.501 treni, pari al 66% del totale, hanno registrato un ritardo. I minuti complessivi di ritardo accumulati nel corso dell’anno sono stati 973.881, cioè 676 giorni, quasi due anni di tempo perso. E’ il dato del dossier Altavelocità 2025, presentato da Europa Radicale e firmato da Chiara Calore, costruito a partire dai dati raccolti dal 1° gennaio al 31 dicembre. Applicando in modo sistematico le regole di indennizzo previste, stimiamo che nel 2025 Trenitalia avrebbe potuto riconoscere ai viaggiatori 90.246.624 euro in rimborsi per ritardi e cancellazioni. Il mese con la migliore performance risulta essere agosto, con una puntualità pari al 47%. Tuttavia, questo miglioramento va letto con cautela: nel periodo estivo si è infatti registrata una forte rimodulazione degli orari dovuta ai lavori sulla linea AV, con un allungamento dei tempi di percorrenza che ha aumentato artificialmente i margini di rispetto dell’orario. I Frecciabianca risultano i più penalizzati, con valori stabilmente superiori al 70% di treni in ritardo e una media annua pari al 73%; seguono i Frecciargento, che registrano ritardi nel 71% dei casi; la situazione appare relativamente migliore per i Frecciarossa (che rappresentano 81.544 treni su 90.425 analizzati), dove la quota di treni in ritardo scende al 65%, pur restando largamente maggioritaria. Nel complesso, nei giorni feriali emerge un quadro di forte stabilità dei ritardi, con percentuali che oscillano in un intervallo molto ristretto: dal 66,8% del lunedì al 68,9% del venerdì. Non si tratta quindi di singole giornate critiche ma di una costante del ritardo che quindi presuppone criticità strutturali dell’Alta velocità. Nel fine settimana, diminuendo le corse, la quota dei treni in ritardo scende al 59,9% il sabato e al 57,9% la domenica.
Tornando alla classifica delle tratte peggiori, FR 8807 Milano-Taranto con un ritardo medio di 28′, una puntualità del 14% cioè 51 volte in un anno; il 35% delle corse con almeno 30 minuti di ritardo, una corsa su dieci con almeno 60 minuti di ritardo; record il 17 aprile con +279’. E ancora, FR 9552 Salerno-Torino con un ritardo medio di 23′, una corsa su dieci con almeno 60 minuti di ritardo, record: +214’ il 1 dicembre; FR 8810 Bari-Milano con una puntualità del 6% e il record registrato l’8 luglio: +261’.
Oltre alla classifica annuale, il report racconta anche i due peggiori treni, mese per mese: ad agosto FB 8626 Roma-Genova non è mai stato puntuale e in media ha accumulato 32’ di ritardo a ogni corsa, con il record toccato il 19 agosto: +205’. A ottobre FR 9304 Napoli-Torino è stato puntuale solo due giorni, altrimenti in media ha accumulato 36’ di ritardo a volta con il record il 3 ottobre: +253’. A dicembre FR 9552 Salerno-Torino è stato puntuale solo 1 giorno con il record l’1 dicembre che ha raggiunto un +214’. Il servizio, quindi, si discosta in modo più evidente dagli standard attesi per l’alta velocità. Una quota rilevante dei treni che accumulano i ritardi maggiori percorre l’intera direttrice Reggio Calabria–Milano/Torino. «Questo non significa che il ritardo nasca in un unico punto, ma che lungo questo asse si sommano progressivamente più aree di fragilità già evidenziate dalla mappa: il corridoio tirrenico meridionale, la dorsale principale e alcuni dei principali nodi del sistema. Il risultato è che i treni a lunga percorrenza che attraversano più segmenti critici hanno una probabilità molto più alta di accumulare ritardi elevati». L’analisi fa emergere con chiarezza alcune aree lungo le quali le criticità si concentrano in modo evidente. Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli è senza dubbio la criticità più evidente. Si tratta del cuore del sistema AV, la linea più trafficata e strategica della rete, su cui convergono flussi elevatissimi di treni e passeggeri. Proprio per questo, anche ritardi medi non eccezionali, se ripetuti su un volume così alto di corse, producono un impatto sistemico: un’infrastruttura costantemente sotto stress, dove la capacità operativa sembra lavorare vicino al limite. Genova – La Spezia – Pisa è una linea storicamente complessa, con vincoli infrastrutturali, caratteristiche geografiche delicate e una convivenza difficile tra diversi tipi di traffico ferroviario; queste fragilità si traducono in un impatto rilevante sui passeggeri, con ritardi che, pur non sempre estremi, risultano sufficientemente frequenti.