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Addio ad Alex Zanardi: il leggendario campione si è spento a 59 anni

È con profonda commozione che si apprende della scomparsa di un'icona globale dello sport

Addio ad Alex Zanardi: il leggendario campione si è spento a 59 anni

Il mondo dello sport perde uno dei suoi interpreti più significativi. Alex Zanardi è deceduto nella serata di venerdì 1 maggio 2026, all’età di 59 anni. Il pluricampione passato dalle corse automobilistiche alle gare paralimpiche, che avrebbe festeggiato il sessantesimo compleanno il prossimo 23 ottobre, si è spento dopo una lunga e coraggiosa resistenza iniziata a seguito del grave trauma subito in handbike in Val d’Orcia nel 2020. La notizia è stata ufficializzata da Obiettivo 3, l’organizzazione dedicata al sostegno degli atleti con disabilità fondata e promossa con dedizione dal bolognese.

Il dominio assoluto nel paraciclismo mondiale

Sebbene la sua carriera abbia radici nelle competizioni motoristiche, è nell’ambito del paraciclismo che Zanardi ha lasciato un solco indelebile nella storia dello sport moderno. Dopo il primo drammatico evento del 2001, quando perse le gambe durante una gara di kart, il bolognese ha trasformato la propria condizione in un motore di innovazione tecnologica e agonistica.

Il suo palmarès: ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 ha conquistato due medaglie d’oro e una d’argento, risultati bissati e confermati ai successivi Giochi di Rio 2016. Queste vittorie non sono state semplici traguardi sportivi, ma il simbolo di una rinascita che ha elevato l’handbike a disciplina di altissimo profilo mediatico.

L’impegno sociale e la ricerca tecnologica

Oltre alle medaglie, il cinquantanovenne ha lasciato un’eredità tangibile nel campo della mobilità ridotta. Attraverso lo studio dei materiali per le protesi e le carrozzine, ha contribuito attivamente al miglioramento delle attrezzature tecniche per i colleghi. Il suo lavoro con Obiettivo 3 ha permesso a numerosi giovani di approcciarsi allo sport professionistico, abbattendo barriere fisiche e mentali. L’impegno costante nella promozione di maratone benefiche ha consolidato la sua figura di punto di riferimento per milioni di persone, rendendo il suo contributo alla società civile altrettanto rilevante quanto i suoi successi in pista.

Dalla Formula 1 alla consacrazione negli Stati Uniti

Il percorso agonistico del bolognese era iniziato precocemente sui kart, portandolo fino alla Formula 1 all’inizio degli anni novanta, dove ha militato in scuderie come Jordan, Minardi, Lotus e Williams. Tuttavia, è nel campionato IndyCar (all’epoca CART) che il pilota ha ottenuto la fama internazionale, venendo soprannominato “The Italian Legend”. Celebre resta il suo sorpasso a Laguna Seca, un’azione che lo ha reso un idolo per il pubblico statunitense. Anche dopo la perdita degli arti inferiori sul circuito del Lausitzring, la sua determinazione lo aveva riportato brevemente alle corse automobilistiche su mezzi adattati, prima di dedicarsi interamente alla sua nuova missione atletica.

Gli ultimi anni e il riserbo della famiglia

Il capitolo più difficile della sua esistenza è iniziato il 19 giugno 2020, a causa di un violento impatto tra la sua handbike e un mezzo pesante nei pressi di Pienza, in Toscana. Dopo un lungo periodo di coma e numerosi interventi chirurgici, il campione era rientrato nella propria abitazione a Noventa Padovana per proseguire la riabilitazione. Durante questo tempo, la compagna Daniela e i familiari più stretti hanno mantenuto un rigoroso riserbo sulle sue condizioni, proteggendo la privacy dell’atleta fino all’ultimo istante. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, ma il suo esempio resta una testimonianza indelebile di come la volontà possa spostare i limiti dell’impossibile.