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Addio ad Aldo Liscia, testimone della libertà morto a 105 anni

Dalle leggi razziali alla ricerca nucleare, una biografia segnata dall’esilio e dall’impegno nelle scuole

È morto a 105 anni Aldo Liscia, ebreo livornese costretto da ragazzo a lasciare la scuola e la propria città dopo l’introduzione delle leggi razziali. Per decenni ha raccontato nelle scuole di Torino e di altre città l’esperienza della persecuzione fascista, rivolgendosi soprattutto alle nuove generazioni. La sua vicenda personale, segnata dall’esilio e dalla guerra, si è trasformata in una testimonianza costante a difesa della democrazia, della libertà e del rispetto per le persone discriminate.

Il passaggio decisivo della sua vita risale al 3 settembre 1938. A 17 anni Liscia lesse sul Telegrafo il titolo «Gli ebrei fuori dalla scuola fascista» e comprese che non avrebbe potuto concludere il liceo a Livorno. Due giorni dopo il re avrebbe firmato le leggi razziali. Insieme alla madre, il giovane fu costretto a fuggire in Francia. Terminò gli studi liceali a Nizza nel 1941, ma l’avanzata della minaccia della Repubblica di Vichy lo obbligò a cercare nuovamente la salvezza, questa volta in Svizzera.

Dall’esilio alla ricerca

«Mi fermarono alla frontiera, poi mi lasciarono andare», ricordava Liscia, consapevole che per molti altri ebrei l’esito era stato diverso: l’arresto e la deportazione. Dopo la laurea in Fisica Nucleare conseguita a Parigi, nel 1946 rientrò in Italia e fece di Torino la propria città. Si iscrisse al Politecnico e iniziò un percorso nel settore della ricerca nucleare italiana, lavorando al Cnen e poi all’Enea, a Saluggia, nell’ambito della sicurezza delle centrali.

Per i suoi meriti tecnico-scientifici, nel 1968 fu nominato Cavaliere della Repubblica. La scienza, spiegava, non era soltanto una professione, ma anche uno strumento per comprendere la realtà, contrastare i pregiudizi e riconoscere il valore della conoscenza. A lungo visse con la moglie Marisa e i figli a Villa Enrichetta, a Pavarolo, una proprietà attigua a quella del pittore Felice Casorati.

La memoria e Villa Giulia

Negli incontri con gli studenti ripeteva che libertà, democrazia e rispetto per chi è diverso non sono conquiste garantite per sempre. «Non dateli per scontati» era il messaggio rivolto ai ragazzi, chiamati a difendere ogni giorno quei diritti. La sua attività di testimone si è concentrata anche sulla ricostruzione delle responsabilità del fascismo e sulle conseguenze concrete delle persecuzioni.

Tra le battaglie portate avanti fino agli ultimi anni ci fu quella per restituire alla famiglia Villa Giulia, la dimora di Antignano, in provincia di Livorno, costruita dal padre Adolfo e ceduta sotto le minacce del regime fascista alla famiglia di Galeazzo Ciano ed Edda Mussolini. La lunga vicenda giudiziaria si è conclusa con la restituzione della proprietà ai legittimi proprietari. Liscia raccontò quella storia nel libro Villa Giulia e i suoi figli, interpretando il recupero della casa come la riappropriazione di una parte della propria storia.

La cerimonia è prevista per giovedì 29 ottobre alla Casa di riposo ebraica di San Salvario. Successivamente la salma sarà trasferita a Livorno, dove Aldo Liscia verrà sepolto nel cimitero ebraico.