Tra due o tre settimane potrebbe perdere anche l’appoggio temporaneo che le consente oggi di avere un posto dove dormire. Per Claudia Ranieri, 58 anni, residente a Pistoia, il rischio è tornare a vivere in sistemazioni di fortuna, spostandosi tra letti improvvisati e luoghi diversi per poter utilizzare un bagno o fare una doccia. Una condizione che la donna considera ormai non più sostenibile, soprattutto dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute.
Ranieri è affetta dalla Sindrome Immuno Neurotossica Ambientale, associata alla Sensibilità Chimica Multipla, e convive anche con fibromialgia, asma bronchiale e Malattia di Charcot-Marie-Tooth. Queste patologie, spiega, le provocano attacchi neurotossici quando entra in contatto con sostanze di uso comune, tra cui l’inchiostro e le colle normalmente impiegate per assemblare i mobili. È questa particolare situazione sanitaria a rendere difficile trovare un alloggio adatto alle sue esigenze.
La ricerca di un alloggio
Il problema abitativo si è trasformato in un’emergenza. La donna riferisce di avere una busta paga fortemente ridotta e di percepire oggi circa 800 euro. Il Comune di Pistoia le ha riconosciuto il contributo per morosità incolpevole, una misura che le permetterebbe di sostenere il pagamento di un affitto, tenendo conto delle ragioni che le impediscono di provvedere autonomamente.
Nonostante il sostegno riconosciuto dall’amministrazione, la ricerca di una casa non ha prodotto risultati. Durante i primi contatti e le visite, racconta Ranieri, la situazione sembra procedere senza difficoltà. Le porte si chiuderebbero però quando la donna illustra le proprie condizioni di salute e le precauzioni necessarie per evitare l’esposizione a materiali e sostanze che possono scatenare gli attacchi.
La richiesta di aiuto
Al momento Claudia vive in un letto di fortuna, una sistemazione che considera provvisoria e che non può protrarsi a lungo. Il peggioramento delle patologie rende ancora più urgente individuare un ambiente stabile e compatibile con le sue necessità, evitando una nuova situazione di precarietà abitativa.
La donna chiede quindi comprensione e la disponibilità di qualcuno disposto ad aiutarla a trovare un alloggio. Sottolinea inoltre che il Comune può garantire per lei, facendo riferimento al contributo già riconosciuto. La richiesta è di poter accedere a una casa in affitto e interrompere una condizione che, nelle sue parole, non le consente più di andare avanti.