La raccolta differenziata della plastica non si conclude con il conferimento da parte dei cittadini. Il materiale viene avviato agli impianti, selezionato dagli altri rifiuti riciclabili e pressato in balle, ma una parte di queste può rimanere stoccata quando il mercato non è in grado di assorbirla.
Il percorso passa dalle piattaforme che ricevono gli imballaggi raccolti sul territorio e li separano per tipologia. Dopo la pressatura, le balle vengono avviate alla filiera di Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Il materiale viene quindi destinato alle aziende specializzate, che lo trasformano in granuli da utilizzare per nuovi oggetti e imballaggi.
Il nodo del mercato
La difficoltà nasce nella fase successiva, quando il materiale recuperato deve trovare un acquirente. In questo periodo si registra un surplus di plastica riciclata e, per alcune produzioni, le imprese considerano più conveniente utilizzare granuli vergini acquistati anche sui mercati esteri, soprattutto in Asia.
Il prezzo delle due alternative può essere simile, ma la materia prima vergine offre caratteristiche considerate più uniformi e prestazioni più prevedibili. Per questo, secondo un addetto ai lavori, Corepla immagazzina le balle provenienti dalle piattaforme di selezione in attesa che cambino le condizioni economiche.
L’ipotesi che il materiale separato venga inviato direttamente in discarica viene giudicata poco verosimile dall’operatore, che considera lo smaltimento una soluzione drastica per una risorsa ancora riutilizzabile. Resta però aperta la questione della destinazione delle quantità che non riescono a essere collocate sul mercato.
Le alternative al riciclo di materia
Una possibilità indicata è il recupero energetico negli impianti di termovalorizzazione, utilizzando la plastica non riciclabile oppure quella che, pur essendo stata raccolta e trattata, non trova uno sbocco commerciale. Si tratta di un’opzione diversa dal riciclo di materia, ma potenzialmente utile per evitare che il materiale resti senza destinazione.
Il caso evidenzia il paradosso della filiera: ai cittadini viene chiesto di separare correttamente gli imballaggi, gli impianti provvedono alla selezione e alla preparazione, ma il prodotto finale può non trovare imprese disposte ad acquistarlo. Il problema, quindi, non riguarda soltanto la raccolta, ma la capacità dell’intero sistema di rendere economicamente conveniente il riuso.
Il confronto sulle strategie per affrontare la gestione dei rifiuti si concentra così su due obiettivi: aumentare il recupero di materia e ridurre alla fonte l’utilizzo degli imballaggi in plastica. Senza una domanda adeguata da parte delle aziende, però, la disponibilità di materiale raccolto e lavorato non è sufficiente a garantire il funzionamento della filiera.