Parma è al settimo posto in Italia nella graduatoria 2026 di Ecosistema urbano, il rapporto realizzato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore. Il capoluogo emiliano ha ottenuto un indice di performance sostenibile del 71,03%, risultando la seconda città dell’Emilia-Romagna dopo Reggio Emilia, quinta con il 72,40%.
La graduatoria nazionale
A guidare la classifica è Mantova, con un indice dell’81,29%. Seguono Trento, al 76,53%, e Bolzano, al 75,47%. Le tre città occupano rispettivamente il primo, il secondo e il terzo posto e sono le uniche ad aver superato la soglia del 75% nella graduatoria.
Nella top ten figurano soprattutto capoluoghi di medie e piccole dimensioni del Nord-Est. Dopo Mantova, Trento e Bolzano si trovano Cremona, quarta con il 74,77%, Reggio Emilia, Bergamo, Parma e Pordenone, ottava con il 70,79%. Al nono posto c’è Cosenza, prima città del Sud in graduatoria, che ha migliorato la propria posizione rispetto al 2025, quando era sedicesima. In fondo alla classifica compare invece Napoli, al 106° posto con un indice del 30,80%.
Il quadro delle politiche urbane
Il rapporto fotografa le performance ambientali dei capoluoghi italiani e mette in evidenza differenze marcate tra le diverse aree del Paese. Secondo Legambiente, in molte città l’adattamento alla crisi climatica e la transizione ecologica procedono ancora lentamente, mentre restano aperte le questioni legate alle ondate di calore, agli eventi meteorologici estremi e alla riduzione del rischio idrogeologico.
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha sottolineato la necessità di accelerare gli interventi e di adottare politiche ambientali strutturali e di lungo periodo, superando le misure considerate temporanee. Tra le priorità indicate c’è anche la realizzazione della cosiddetta città spugna, modello utile a gestire gli effetti degli eventi estremi negli ambiti urbani. L’associazione richiama inoltre il ruolo di Governo e Parlamento nel sostenere questo percorso.
Mirko Laurenti, dell’ufficio scientifico di Legambiente e curatore del rapporto, ha descritto un Paese in cui le città procedono a velocità diverse, con un divario crescente tra Nord e Sud. Nel commento ai dati viene evidenziato che alcuni capoluoghi stanno reagendo alle emergenze urbane anche grazie a fondi straordinari e a risorse legate al PNRR, ma senza una strategia sempre coordinata. Per questo, secondo Legambiente, servirebbe una programmazione nazionale condivisa, capace di superare i confini del singolo comune e di coinvolgere i sindaci nella costruzione di risposte rivolte a territori più ampi.