Toscana

Legambiente: il clima mette in crisi i ripascimenti

L’associazione chiede di fermare l’espansione portuale e recuperare sedimenti dai corsi d’acqua.

Legambiente Carrara torna a intervenire sull’erosione della spiaggia e sulle conseguenze legate alla presenza del porto, indicando nel cambiamento climatico uno dei fattori centrali del fenomeno. Secondo l’associazione, senza un’azione sulle cause della crisi climatica, gli interventi di ripascimento destinati a ricostruire l’arenile rischiano di avere effetti soltanto temporanei.

La posizione si inserisce nel confronto sul Masterplan 2026 della Regione per il contrasto all’erosione costiera e sulle critiche avanzate dalle associazioni degli operatori balneari, turistici, commerciali e immobiliari. Legambiente giudica inadeguata l’analisi delle cause proposta da entrambi i fronti e richiama i dati scientifici accumulati in oltre mezzo secolo: il consumo di combustibili fossili e l’aumento della concentrazione di anidride carbonica e di altri gas climalteranti hanno favorito il riscaldamento globale.

Tra gli effetti indicati dall’associazione figurano lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost, l’incremento della frequenza e dell’intensità di alluvioni e siccità, il riscaldamento dei mari e l’innalzamento del loro livello. Quest’ultimo, secondo la valutazione citata da Legambiente, potrebbe arrivare da 30 centimetri a oltre un metro entro il 2100, con conseguenze dirette sulla sommersione e sull’erosione delle coste.

Ripascimento giudicato insufficiente

Per l’associazione, il piano regionale e le proposte dei suoi critici si limiterebbero a una contrapposizione sulla quantità di sabbia da utilizzare, senza affrontare il quadro complessivo. Le nuove sabbie, sostiene Legambiente, verrebbero infatti trascinate al largo in tempi brevi. L’obiettivo non sarebbe rinunciare a ogni intervento, ma riconoscere che le opere contro l’erosione possono soltanto rallentare un fenomeno destinato ad aggravarsi se non vengono rimosse le cause che lo alimentano.

Nel frattempo, Legambiente chiede di applicare il principio del non aggravamento del problema e sollecita lo stop all’ampliamento del porto. La richiesta è collegata al nuovo piano regolatore portuale, che l’associazione ritiene debba essere respinto. Secondo la sua ricostruzione, non sarebbe coerente destinare risorse pubbliche al ripascimento del litorale e, allo stesso tempo, finanziare opere portuali che potrebbero accentuare la perdita di sabbia.

Il ruolo dei fiumi e delle dune

Un ulteriore elemento riguarda l’alimentazione naturale della costa. In condizioni non alterate, i materiali prodotti dalla disgregazione delle rocce montane, dalle frane e dall’erosione fluviale raggiungono il mare attraverso i corsi d’acqua. Per il litorale apuano, l’apporto principale proverrebbe dal bacino del Magra. Le opere realizzate dai Comuni costieri e montani per stabilizzare il territorio, come briglie, argini, muri di contenimento e difese spondali, ridurrebbero però la quantità di sedimenti trasportati verso la costa.

Legambiente propone quindi una gestione unitaria del territorio e una serie di interventi per incrementare l’apporto naturale di materiali. Tra le ipotesi indicate ci sono la demolizione di parte delle briglie e delle soglie presenti sul Magra e sui suoi affluenti, la rimozione delle difese spondali a protezione di terreni incolti o non abitati, il dragaggio dei bacini di ritenuta con restituzione dei sedimenti al fiume e l’immissione negli alvei di materiali rocciosi provenienti dagli scavi.

L’associazione indica infine il possibile ricorso a forme di franosità controllata in alcuni versanti montani. Sul fronte della protezione naturale, chiede di preservare i sistemi dunali, utili a limitare la dispersione della sabbia causata dal vento, e di mantenere sulla battigia i materiali vegetali spiaggiati, in particolare la posidonia, che può contribuire a ridurre l’azione erosiva delle onde.