Lago di Vico, piano da 3,5 milioni per acqua e ambiente

Misure contro erosione, eutrofizzazione; rischio sanitario illustrato durante un incontro operativo.

La tutela del lago di Vico e della rete idrica che serve parte della Tuscia è stata al centro di un vertice operativo allo Spazio Attivo-Lazio Innova di Viterbo. All’incontro ha partecipato il commissario straordinario nazionale per la siccità, Fabio Ciciliano, insieme ai rappresentanti dell’Ente dei Monti Cimini, della Regione Lazio e delle istituzioni parlamentari. L’obiettivo è definire interventi strutturali per contrastare la carenza d’acqua, ridurre il degrado ambientale e applicare le prescrizioni della magistratura amministrativa.

Prelievi, erosione e qualità delle acque

Il bacino, di origine vulcanica e privo di emissari, risente della diminuzione delle precipitazioni, dei prelievi agricoli e dei lunghi tempi di ricambio dell’acqua, che possono superare i venti anni. La coltivazione intensiva del nocciolo e l’utilizzo di fertilizzanti contribuiscono al dilavamento dei terreni e all’apporto di sostanze nel lago. Nei mesi più caldi, la riduzione dell’ossigeno favorisce fenomeni di eutrofizzazione e anossia, mentre le piogge intense provocano ulteriore erosione.

Tra le misure annunciate figurano la predisposizione del bilancio idrico, la realizzazione di tre vasche di sedimentazione e fitodepurazione per le acque meteoriche e la creazione di fasce tampone lungo le sponde. È previsto anche l’ammodernamento della boccatora, il sistema di chiuse che regola il deflusso verso le aree agricole a valle, con controlli da remoto e videosorveglianza per prevenire manomissioni e utilizzi irregolari della risorsa.

Secondo Eugenio Monaco, direttore dell’Ente dei Monti Cimini, il movimento dei terreni rappresenta una delle principali cause dell’interramento del bacino. L’ente ha indicato la necessità di ripristinare opere di mitigazione, come i muretti a secco presenti in passato, e di coinvolgere le associazioni agricole e le aziende della filiera della frutta a guscio. Il lago continua a essere una fonte di idropotabilità per Ronciglione e Caprarola, anche se sono allo studio nuovi pozzi profondi per migliorare la qualità dell’acqua e l’equilibrio dei prelievi.

Risorse, sentenza e tutela della fauna

Il programma dispone di 3 milioni di euro del governo e di 500mila euro stanziati dalla Regione Lazio. A queste risorse si aggiungono 320mila euro destinati alla regimazione delle acque nelle riserve naturali. I finanziamenti dovranno sostenere gli interventi contro il ruscellamento, il trasporto di sedimenti e il peggioramento delle condizioni del bacino. È inoltre previsto il potenziamento del personale dei guardiaparco.

L’accelerazione dei lavori è collegata alla sentenza del Consiglio di Stato del maggio 2024, che ha accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste e imposto a Regione ed ente gestore di intervenire contro il degrado della zona speciale di conservazione del bacino idrografico. Il presidente dell’Ente dei Monti Cimini, Alessandro Pontuale, ha spiegato che il provvedimento impone di risanare l’area, precisando al tempo stesso che le criticità ambientali non equivalgono a un’inidoneità delle acque alla balneazione.

Nel corso del vertice è stato affrontato anche il rischio legato alla peste suina africana. Giulio Zelli, presidente della commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio, ha sottolineato il ruolo del parco nel monitoraggio della fauna selvatica e nella prevenzione della diffusione della malattia verso la Tuscia. Un eventuale arrivo dell’epidemia nella provincia potrebbe avere conseguenze rilevanti per gli allevamenti e per l’economia del territorio.

Il piano rientra in un programma più ampio di risanamento ambientale del Viterbese. Tra gli altri dossier citati figurano la bonifica dell’ex deposito Nbc nell’area del lago di Vico e la chiusura definitiva della ex discarica del Cinelli, nel quadrante di Vetralla. Le istituzioni coinvolte hanno infine richiamato la strategia europea per la resilienza idrica e la necessità di adattare gli interventi alle caratteristiche specifiche dei bacini di origine vulcanica.