Lombardia

Il piano europeo può salvare il bosco dell’ex caserma

Associazioni sollecitano il sindaco a congelare l’intervento e a valutare soluzioni alternative per lo studentato

Il bosco di 25mila metri quadrati cresciuto nell’ex caserma IV Novembre potrebbe essere tutelato attraverso il Piano nazionale sul Ripristino della Natura che l’Italia presenterà a Bruxelles l’1 settembre. A sostenerlo è il Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni di Monza, da sempre contrario alla costruzione dello studentato nell’area, pur favorevole alla realizzazione di nuovi alloggi per gli universitari.

Il richiamo al piano europeo

Secondo il Coordinamento, la giunta guidata dal sindaco Paolo Pilotto potrebbe aderire allo strumento con cui l’Italia intende applicare il Regolamento Ue 2024/199, noto come Nature Restoration Law. Il piano dovrebbe mappare e programmare il recupero degli ecosistemi terrestri, marini, agricoli e urbani degradati, con obiettivi fissati al 2030, 2040 e 2050.

L’iniziativa nasce anche dall’appello rivolto ai sindaci italiani da Paolo Pileri, professore del Politecnico di Milano, affinché sostengano attraverso l’Anci un piano nazionale il più possibile coerente con il regolamento europeo. Nella lettera inviata al primo cittadino, il portavoce del Coordinamento, Giorgio Majoli, chiede inoltre di applicare le linee guida previste dal documento.

Tra le indicazioni richiamate dal Coordinamento ci sarebbe il congelamento dei progetti avviati dal 2024 che prevedono nuove costruzioni su aree verdi, valutando non soltanto la destinazione urbanistica indicata dalle mappe, ma anche lo stato effettivo dei luoghi e la loro copertura vegetale. È su questo punto che le associazioni fanno leva per chiedere una revisione dell’intervento previsto nell’ex struttura militare.

La vegetazione nell’area dismessa

Dopo oltre vent’anni dalla chiusura della caserma, nell’area si è sviluppata una vegetazione considerata dal Coordinamento un vero bosco urbano. Una precedente valutazione affidata a un esperto forestale avrebbe rilevato la presenza di pioppi, olmi, platani, robinie e bagolari, oltre a sambuco, rosa canina e rovo bianco.

In alcune zone, riferisce Majoli, sarebbero presenti alberi adulti alti fino a 20 metri. Nella maggior parte dell’area, invece, gli esemplari più sviluppati sarebbero pioppi e olmi con altezze comprese tra 14 e 16 metri. Questi elementi vengono indicati dalle associazioni come una ragione per valutare il valore ambientale dell’area prima dell’avvio dei lavori.

Il Coordinamento invita quindi il sindaco a fare un passo indietro e a considerare alternative progettuali capaci di garantire gli alloggi per studenti e gli altri obiettivi dell’intervento, compresa la mobilità sostenibile, senza eliminare la vegetazione esistente. La richiesta si inserisce nel più ampio confronto sulla politica urbanistica e ambientale dell’amministrazione comunale.

Per le associazioni, la realizzazione dello studentato non dovrebbe avvenire a discapito del verde. La posizione espressa da Majoli è che la tutela della natura debba essere considerata una priorità anche nelle scelte locali, valutando le conseguenze sulla salute, sulla biodiversità e sulla qualità dell’ambiente urbano.