Dalla Partaccia all’inizio di Poveromo, i Paladini Apuoversiliesi hanno effettuato un sopralluogo per osservare da vicino i tratti di costa considerati più vulnerabili. L’iniziativa ha coinvolto rappresentanti politici, operatori balneari e camperisti, con l’obiettivo di riportare il confronto sull’arretramento della spiaggia dalla documentazione fotografica alla verifica diretta sul posto.
Orietta Colacicco, presidente dell’associazione, ha spiegato che alcuni punti risultano più compromessi di altri e che sarebbe necessario comprenderne le ragioni. Secondo i Paladini, alle osservazioni sul campo devono essere affiancati dati scientifici omogenei, utili a valutare l’evoluzione del litorale e gli effetti delle opere realizzate o programmate.
Dati condivisi sull’erosione
L’associazione sta portando avanti un progetto di Citizen Science insieme all’Università di Pisa e ad altre realtà della costa, da Marina di Carrara a Marina di Pietrasanta. La rilevazione coinvolge 363 stabilimenti balneari e punta a raccogliere informazioni confrontabili con quelle istituzionali. Tra i soggetti che i Paladini vorrebbero coinvolgere c’è anche il Consorzio Lamma, in particolare per l’utilizzo dei dati satellitari.
Per Colacicco, mettere in relazione il lavoro dei cittadini con le rilevazioni ufficiali permetterebbe di costruire una lettura più completa del fenomeno. L’associazione chiede quindi un’intesa tra istituzioni, mondo scientifico e operatori del territorio, così da valutare l’apporto della società civile nello studio delle trasformazioni della costa.
Il ruolo del porto e i ripascimenti
Al centro della discussione resta il rapporto tra il porto di Carrara e il trasporto naturale dei sedimenti. Colacicco richiama quanto riportato negli strumenti di pianificazione regionale, secondo cui lo scalo interromperebbe il movimento dei materiali lungo la costa. L’associazione sostiene che il problema debba essere affrontato considerando il funzionamento complessivo del sistema costiero, senza trascurare al tempo stesso il ruolo economico del porto.
I Paladini collegano la questione anche alla storia dell’area. Secondo la ricostruzione proposta dall’associazione, un porto realizzato nella zona già nel Settecento sarebbe stato in seguito smantellato dopo problemi legati all’insabbiamento. Il precedente viene indicato come un elemento utile per riflettere sulle dinamiche dei sedimenti e sulle conseguenze delle opere portuali.
Il programma regionale prevede ripascimenti per un totale di 1.305.000 metri cubi: 543.500 metri cubi di sabbia di cava, 299.999 di ghiaia di cava e 462.500 di sedimenti marini. Colacicco ritiene che la quantità sia destinata soprattutto a una strategia di adattamento alle condizioni attuali, più che alla ricostruzione integrale della parte di litorale perduta. In passato, per un secondo ripascimento a Poveromo mai realizzato, era stato ipotizzato l’impiego di circa un milione e mezzo di metri cubi su un chilometro di fronte di spiaggia.
Il nuovo Masterplan regionale distribuisce su più anni le azioni contro l’erosione, tra ripascimenti, manutenzione delle opere di difesa e altre misure lungo la costa. I Paladini chiedono però tempi più rapidi e manifestano preoccupazione per un possibile ampliamento del porto, che a loro giudizio potrebbe accentuare il deficit di sedimenti e accelerare la riduzione della spiaggia versiliese.
Al sopralluogo, oltre a Orietta Colacicco, hanno partecipato Marzia Bonfanti, consigliera delegata all’osservatorio sulla costa, Martino Barberi, consigliere delegato all’erosione dell’Unione proprietari bagni di Forte, l’ingegnere Tito Franzini, Matteo Tarabella, presidente di Ageparc Campeggi, e Itala Tenerani, presidente del Consorzio Balneari Massa. Il confronto resta aperto sulla quantità di materiali da utilizzare e sulla necessità di comprendere gli effetti delle opere sull’equilibrio della costa.