A Parma, nell’area di Parma Mia, sono già iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo supermercato Conad. L’intervento interesserà un prato di circa due ettari, destinato a scomparire per lasciare spazio alla nuova struttura commerciale. La vicenda viene rilanciata da Enrico Ottolini, consigliere comunale di Europa Verde – Verdi – Possibile e portavoce di Europa Verde Emilia-Romagna, che mette in relazione quanto sta accadendo nel capoluogo emiliano con il caso del Bosco Ospizio di Reggio Emilia.
Secondo Ottolini, i terreni erano coltivati fino a una ventina di anni fa. Una parte dell’area è stata poi coinvolta in un intervento edilizio avviato nel 2007 e successivamente lasciata alla successione ecologica. Negli ultimi dieci anni, spiega il consigliere, la zona si presentava come un grande prato in fase di rinaturazione, con un giovane bosco esteso per oltre 3.000 metri quadrati.
Il confronto con Reggio Emilia
Il riferimento è alla mobilitazione nata attorno al Bosco Ospizio di Reggio Emilia, dove comitati, cittadine e cittadini avevano organizzato una protesta per difendere un’area verde spontanea. Il 30 settembre, dopo lo sgombero degli attivisti presenti in presidio permanente, le ruspe avevano iniziato ad abbattere gli alberi in preparazione dei lavori. Per Ottolini, anche il prato di Parma Mia rappresenta un ecosistema di valore, sebbene l’area sia già destinata alla trasformazione dagli strumenti urbanistici.
La posizione espressa da Europa Verde è che questi spazi non debbano essere considerati privi di funzione solo perché sorti su terreni precedentemente urbanizzati o in attesa di nuove edificazioni. A Parma, osserva Ottolini, esistono diverse aree con caratteristiche analoghe: alcune si trovano nelle prime fasi di evoluzione, mentre altre hanno raggiunto una struttura più matura. Tra gli esempi citati c’è il bosco formatosi in via Carlo Magno, accanto all’Efsa.
Queste formazioni vegetali, prosegue il portavoce, svolgono servizi ecosistemici rilevanti: contribuiscono a mitigare le isole di calore, favoriscono la regimazione delle acque, ospitano biodiversità, trattengono carbonio e intercettano le polveri sottili. Il loro valore, secondo la sua valutazione, non dipenderebbe quindi soltanto dal fatto che siano state inserite o meno nella pianificazione urbanistica.
La richiesta di una nuova politica urbanistica
Ottolini considera la mobilitazione di Reggio Emilia un patrimonio da non disperdere, nonostante l’esito negativo della vicenda. La partecipazione registrata attorno al bosco, sostiene, dovrebbe essere trasformata in azione politica e in nuove regole capaci di favorire la presenza di ecosistemi naturali e seminaturali nelle città.
Tra gli strumenti indicati figurano la revisione della legge urbanistica regionale, la difesa dei principi della Nature Restoration Law, la definizione di un Piano nazionale di ripristino della natura e l’attuazione delle parti più qualificanti del PUG. L’obiettivo, secondo Europa Verde, è intervenire sui processi di pianificazione per rendere possibile la conservazione e l’incremento delle aree verdi urbane, evitando che altri spazi in fase di rinaturazione vengano cancellati da trasformazioni già previste.